Sai che pressione ha il tuo bambino?

E’ una domanda poco fatta ma estremamente appropriata: sai che pressione ha il tuo bambino?

Sai che pressione ha il tuo bambino

L’ipertensione arteriosa è una delle patologie più frequenti nella seconda infanzia e nell’adolescenza.

Il problema è sottostimato per la scarsa abitudine a misurare la pressione a bambini e ragazzi.

Si pensa che questo disturbo non riguardi l’età pediatrica. Non è così.

Un’indagine condotta dal Gruppo di Studio per l’Ipertensione Arteriosa della Società Italiana di Pediatria ha rilevato che il 4% della popolazione pediatrica presenta valori elevati di pressione arteriosa.

L’indagine è stata condotta su un campione di 8.300 bambini delle scuole elementari di Monza e di diversi centri della Brianza.

La presenza di ipertensione era molto più alta nei soggetti in eccesso di peso.

Il dato è confermato da analoghi screening condotti a livello internazionale.

Un bambino iperteso sarà molto probabilmente un adulto iperteso.

Quindi a rischio di patologie cardiovascolari, che oggi rappresentano la prima causa di morte e di spesa sanitaria nei Paesi occidentali.

La pressione arteriosa

Il cuore è una pompa che, con le sue contrazioni, invia il sangue a tutti gli organi e tessuti del corpo.

La pressione arteriosa è la pressione che il cuore esercita per far circolare il sangue nel corpo.

La pressione si misura in millimetri di mercurio (mmHg).

Il valore della pressione è dato da due numeri: il primo è la pressione sistolica, il secondo la diastolica.

Sistolica (massima): si misura al momento in cui il cuore si contrae e pompa il sangue nelle arterie.

Diastolica (minima): si misura tra due contrazioni, mentre il cuore si rilassa e si riempie di sangue.

Il valore della pressione varia normalmente nel corso della giornata: aumenta con lo sforzo, le emozioni, il freddo o il dolore e diminuisce con il riposo e il sonno.

L’ipertensione è causata da una spinta superiore alle normali esigenze dell’organismo. Comporta un aumento di lavoro per il cuore.

Si considera “desiderabile” una pressione che non supera i 120 mmHg per la sistolica e gli 80 mmHg per la diastolica nell’adulto.

Valori normali della pressione arteriosa in età pediatrica.

Esistono diverse ipertensione arteriosa

L’ipertensione viene classificata come primaria (essenziale) o come secondaria.

Circa il 90-95% dei casi sono classificati come “ipertensione primaria”, il che significa che vi è pressione alta senza evidenti cause mediche di base.

Il restante 5-10% dei casi, classificati come “ipertensione secondaria” sono causati da altre malattie che colpiscono i reni, le arterie, il cuore o il sistema endocrino.

L’ipertensione primarie è il risultato di una complessa interazione fra geni e fattori ambientali.

La base genetica dell’ipertensione è ancora poco conosciuta.

Diversi sono i fattori ambientali e inerenti allo stile di vita che influenzano la pressione sanguigna:

  • presenza in famiglia di persone che soffrono da giovani di ipertensione arteriosa
  • sovrappeso, obesità
  • eccesso di sale nella dieta
  • eccesso di grassi nella dieta (soprattutto acidi grassi saturi)
  • dieta povera di frutta e verdura
  • sedentarietà
  • alcool
  • consumo eccessivo di liquirizia e di alcuni medicinali soggetti a prescrizione
  • rimedi a base di erbe
  • droghe

Recenti studi hanno evidenziato eventi risalenti ai primi anni di vita come fattori di rischio per lo sviluppo dell’ipertensione essenziale.

Come ad esempio: un basso peso alla nascita, il tabagismo della madre in gravidanza e la mancanza di allattamento al seno.

I sintomi dell’ipertensione arteriosa

L’aumento dei valori pressori non si accompagna alla comparsa di sintomi.

L’organismo si abitua progressivamente ai valori sempre un po’ più alti, e non manda segnali al paziente.

Per questo, molte delle persone affette da ipertensione non lamentano sintomi.

Anche in presenza di valori pressori molto elevati.

In ogni caso, i sintomi legati all’ipertensione arteriosa non sono specifici.

Per questo sono spesso sottovalutati o imputati a condizioni diverse.

Tra i sintomi più comuni rientrano:

  • Mal di testa, specie al mattino
  • Stordimento e vertigini
  • Ronzii nelle orecchie (acufeni, tinniti)
  • Alterazioni della vista (visione nera, o presenza di puntini luminosi davanti agli occhi)
  • Perdite di sangue dal naso (epistassi)

Nonostante l’assenza di sintomi l’ipertensione arteriosa, soprattutto se inizia da piccoli, può causare danni molti gravi.

Prevenire e meglio che curare

La prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento dell’ipertensione dovrebbero iniziare in età pediatrica.

Superando il preconcetto che l’età evolutiva sia esente da questa patologia.

Dobbiamo imparare a misurare la pressione del bambino almeno una volta l’anno. Almeno a partire dall’età scolare.

Questa semplice procedura consentirebbe un intervento precoce in un gran numero di bambini.

Valori normali di pressione in età pediatrica.

Come intervenire

La pressione arteriosa si cura in primo luogo modificando lo stile di vita e le abitudini del bambino o dell’adolescente.

Una dieta adeguata, regolare attività fisica e perdita del peso in eccesso sono i principali interventi da mettere in campo.

Sul fronte del trattamento dell’ipertensione arteriosa arrivano alcune novità.

La principale novità riguarda la relazione tra zuccheri semplici, acido urico e valori pressori.

Gli zuccheri, e specificamente il fruttosio particolarmente contenuto nelle bevande zuccherate, aumentano la concentrazione di acido urico nel sangue, fattore che nei bambini è associato a un maggior rischio di ipertensione.

La relazione tra alti valori di acido urico (anche se ancora compresi nell’intervallo considerato normale) e pressione arteriosa è stata infatti dimostrata anche nel bambino in uno studio recentemente pubblicato da un gruppo di ricercatori italiani su “Pediatrics”.

La prevenzione andrebbe rivolta a tutti, ma alcuni bambini sono a maggior rischio:

  • quelli con eccesso di peso
  • i nati piccoli per l’età gestazionale
  • chi ha una familiarità per l’ipertensione
  • i bambini con elevati valori di pressione non confermanti in successive rilevazioni

Il trattamento farmacologico non è quasi mai necessario.

Rimane cruciale l’aspetto della “transizione”, cioè il passaggio dell’adolescente iperteso dal pediatra al medico dell’adulto.

In questo campo c’è molto lavoro da fare, sia sul versante pediatrico che su quello dei medici dell’adulto.

È necessario aprire dei canali di dialogo e di condivisione delle competenze, a vantaggio dei bambini di oggi che saranno gli adulti e gli anziani di domani.

Cosa abbiamo imparato

L’aumento della pressione arteriosa molto spesso inizia in età pediatrica.

Anche al bambino in età scolare e all’adolescente va misurata la pressione.

Almeno una volta all’anno.


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