Piante di casa: possono essere pericolose

Forse non tutti sanno che molte delle piante di casa o da appartamento o che vengono coltivate sui balconi e nei giardini delle nostre case, possono, se ingerite, essere tossiche o addirittura velenose.

Piante di casa possono essere pericolose

Per questo motivo, è importante che i genitori conoscano le caratteristiche e il grado di tossicità delle piante più diffuse e quali sintomi possono provocare nel bambino se vengono ingerite.

In linea di massima, se non si ha una sufficiente certezza sull’innocuità delle proprie piante, è opportuno disporle in luoghi non accessibili ai bambini, almeno finché sono ancora piccoli.

Suggeriamo i piani alti delle librerie (purché molto solidi e sufficientemente profondi) o i vasi appesi, con vari tipi di supporti in corda o canapa, al soffitto, ai muri, agli stipiti di porte e finestre.

È consigliabile evitare i trespoli, spesso leggeri e poco stabili, che il bambino può facilmente tirarsi addosso.

Attenzione ai trattamenti chimici

Occorre ricordare che tutti i trattamenti chimici (antiparassitari, lucidafoglie, fertilizzanti ecc.) effettuati sulle piante di casa, impregnano le foglie, il fusto e la terra.

Permangono a lungo su queste parti, che facilmente il bimbo arriva a toccare. Possono diventare un potenziale pericolo di intossicazione lenta o acuta.

Sarà allora preferibile usare concime a base organica e non a base chimico-sintetica (più tossico) e impedire al bambino di giocare con la terra dei vasi, coprendola con muschio o mascherine di cartone.

Invece del lucidafoglie sarà consigliabile spolverare più frequentemente le foglie stesse, pulendole ogni tanto con un po’ di cotone impregnato di acqua.

Al posto dell’antiparassitario, sarà meglio ricorrere ad un paziente trattamento con uno spazzolino morbido e con uno spruzzatore d’acqua, per rimuovere gli animali infestanti.

Effetti dannosi delle piante

Tornando ai potenziali pericoli delle piante da appartamento o da giardino bisogna sapere che, in genere, le piante velenose vengono classificate in base:

  1. al loro grado di pericolosità (a tossicità lieve, moderata e grave)
  2. al tipo di conseguenze che provocano nell’organismo

Alcune piante producono solo effetti locali (tossicità locale). Come gonfiore, irritazione, dermatiti, ulcerazioni delle parti con cui vengono a contatto (per lo più bocca, lingua o occhi).

Altri arbusti, invece, sono definiti a tossicità sistemica perché, quando vengono ingeriti, provocano intossicazione generale dell’organismo.

La pericolosità dipende dalla concentrazione dei principi attivi nelle parti velenose e dalle quantità ingerite.

In alcune piante, inoltre, sono velenose solamente alcune parti, come i fiori, le bacche, le foglie, i semi.

In presenza dei sintomi da intossicazione o avvelenamento la mamma deve intervenire immediatamente e rivolgersi al pediatra di fiducia.

Caratteristiche di alcune piante velenose

Riportiamo di seguito informazioni su alcune delle più comuni piante velenose.

Aconito (Aconitus napellum): pianta erbacea perenne con dei bei fiori blu a forma di elmo, riuniti in grappoli. Può essere confuso con la genziana. Tutta la pianta è tossica, specialmente le radici, che contengono un potente veleno, l’aconitina.

Agrifoglio (Ilex aquifolium): sono tossiche sia le bacche (di colore rosso) che le foglie, e l’ingestione di pochi frutti può causare effetti sistemici (nausea, vomito, diarrea, sonnolenza, convulsioni).

Azalea (Azalea indica): le parti velenose sono le foglie. Può dare stomatite, vomito, diarrea, debolezza, deficit della vista, convulsioni e coma.

Ciclamino (Cyclamen europeum): tutta la pianta (parti aeree, tuberi) è tossica. La linfa provoca irritazioni cutanee. L’ingestione può causare una sintomatologia gastrointestinale con vomito e diarrea; si possono anche avere crisi convulsive.

Dieffenbachia (Dieffenbachia spp.): questa elegante pianta da interno, dalle ampie foglie verdi screziate di bianco, priva di fiori, è provvista di una spiccata azione irritativa e caustica per contatto. Se le foglie sono masticate, si determina una intensa sensazione di bruciore in tutto il cavo orale con possibile edema delle strutture del retro-bocca e possibile difficoltà respiratoria.

Filodendro (Philodendrum): rappresenta una delle più comuni piante da appartamento. Rilascia, dai piccioli delle foglie, una sostanza lattiginosa bianca piuttosto tossica, che può causare gravi irritazioni alla cute e agli occhi e, se ingerita, tumefazione della lingua e soffocamento.

Ginestra (Spartium junceum): può costituire un pericolo mortale e la sintomatologia si manifesta con disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea), crisi convulsive, stato comatoso che può giungere alla morte. Se si raccolgono i rami fioriti della pianta, non bisogna portare le mani alla bocca prima di essersele lavate accuratamente.

Gelsomino (Gelsemium sempervirens): l’intera pianta è velenosa. Può determinare incoordinazione dei movimenti, disturbi della vista, secchezza delle fauci, difficoltà di deglutizione, debolezza muscolare, crisi convulsive, insufficienza respiratoria.

Glicine (Wistaria sinensis): le parti tossiche sono i semi e la radice. In caso di ingestione i primi sintomi sono simili a quelli di una gastroenterite: vomito e dolori addominali con diarrea, congestione del volto e dilatazione pupillare.

Mughetto (Convallaria majalis): sono tossici i fiori, le foglie, i frutti (bacche rosse). È una pianta di grande pericolosità e il suo avvelenamento può essere mortale; deve esser posta attenzione anche al semplice contatto. Dolori addominali, salivazione, nausea, vomito, disturbi cardiaci rappresentano la sintomatologia; il quadro clinico, successivamente, evolve verso il coma e quindi la morte.

Oleandro (Nerium olenader): è un arbusto diffusissimo in tutta Italia che si ritrova, di frequente, ai margini delle strade come pianta ornamentale, ma anche nei giardini. Ha rametti, foglie e fiori che contengono un potente veleno; l’ingestione di una sola foglia può uccidere un adulto. È quindi prudente non utilizzare questa pianta nemmeno per alimentare il fuoco del camino e a maggior ragione per fare gli arrosti.

Ranuncolo bianco o anemone di bosco (Anemone nemorosa): è una pianta ornamentale con fiori piccoli e bianchi. Tutte le sue parti sono altamente velenose e possono causare irritazione locale, depressione respiratoria e cardiocircolatoria.

Ricino (Ricinus communis): i suoi semi, non infrequentemente, vengono confusi con i fagioli “borlotti”. L’ingestione di pochi semi (2-3) è sufficiente a provocare la morte. La sintomatologia si manifesta con disturbi addominali, vomito e diarrea, aumento della temperatura cutanea, embolia, emorragie intestinali, ridotta emissione di urine. Si instaurano anche disturbi del ritmo cardiaco e spasmi tetanici.

Stella di natale (Euphorbia pulcherrima): di questo bellissimo fiore è molto velenoso il succo lattiginoso che fuoriesce dal gambo. La sostanza può essere pericolosa sia per ingestione che per contatto cutaneo e soprattutto con gli occhi; occorre quindi molta attenzione nell’accudire la pianta.

Vischio (Viscum album): tutte le sue parti sono tossiche; particolarmente pericolose le bacche, per la loro capacità di attrarre i bambini. La tossicità dipende dall’alto contenuto di una sostanza, la viscumina (che provoca l’agglutinazione dei globuli rossi) e dalla presenza di altre tossine. I sintomi sono quelli di una gastroenterite che insorge una decina di ore dopo l’ingestione ed è accompagnata da sete intensa, rallentamento dei battiti cardiaci, collasso, dilatazione delle pupille e visione doppia.

Infine occorre ricordare che i semi di alcuni frutti (mandorle amare, pesche, albicocche) sono tossici. I ragazzi possono essere portati a rompere i noccioli di questi frutti per mangiarne i semi, così come per le mandorle dolci, le noci, ecc.

L’intossicazione, molto grave, è dovuta alla presenza di amigdalina che, a contatto con la saliva, si trasforma in acido cianidrico, un potente veleno. Sono sufficienti una trentina di mandorle amare per provocare irrimediabilmente la morte.

Cosa fare in caso di ingestione accidentale

Se il bambino presenta, dopo circa 20-40 minuti dall’aver toccato e messo in bocca parti della pianta, gonfiore, irritazione e arrossamento alla bocca e agli occhi, è necessario lavare e pulire con acqua fresca le zone irritate.

Quando i sintomi sono di tipo gastrointestinale (mal di stomaco, nausea, vomito e diarrea) è sufficiente, nei casi lievi, somministrare al piccino del carbone vegetale (che è bene tenere sempre in casa).

Se invece i sintomi sono più gravi e associati a dolori in tutto il corpo, bisogna mettersi in contatto con il più vicino Centro Antiveleni oppure portare il piccolo al Pronto Soccorso.

Quando è indispensabile l’intervento del medico, è molto importante che i genitori siano in grado di dire il nome comune (o ancora meglio quello scientifico) della pianta che ha ingerito il bimbo e, possibilmente, quale parte (fiore, bacca, foglia, radici) è stata assunta.

Per questo, se non ci si ricorda il nome (che in genere si trova riportato anche in latino sul cartellino allegato) è utile indicare la forma ed il colore delle foglie e/o dei fiori della pianta oppure mostrare direttamente ai medici dell’ospedale di che tipo di arbusto si tratta.

Cosa abbiamo imparato

Le piante e i fiori di casa sono molto belli. Rallegrano l’ambiente.

Se ci sono bambini in circolazione possono però essere fonte di danni per la salute del bambino.

Infatti molte piante da appartamento possono essere tossiche.

Per precauzione teniamole in posizioni che non permettono ai bambini di raggiungerle.

In caso di sintomi  dovuti al contatto o all’ingestione delle piante, consultiamo il nostro pediatra di fiducia.


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