Piangere: segno di forza interiore, vediamo perché

Nella nostra società piangere viene ancora spesso considerato un segno di debolezza. Ma non è così.

Piangere segno di forza interiore, vediamo perché

In realtà bisogna essere coraggiosi per lasciare che le nostre preoccupazioni scivolino via insieme alle lacrime.

Nasciamo piangendo come segno di vitalità. Da bambini ci capita spesso di piangere. Era il nostro modo più efficace per comunicare un dolore o un malessere, oppure una paura.

Crescendo impariamo a controllarci. Non piangiamo più, ci tratteniamo. In realtà piangere è il modo più efficace per buttare fuori le emozioni forti, la tensione, persino la gioia e la commozione.

Gli unici a piangere per ragioni emotive siamo noi umani. La nascita del pianto legato alle emozioni ha rappresentato un fondamentale passaggio evolutivo nella storia dell’uomo.

Una ragione in più per non vergognarsi mai di piangere. Non dovremmo mai bloccare il nostro pianto né interpretarlo come un segno di debolezza.

Lacrimazione e pellicola lacrimale

Le lacrime costituiscono in primo luogo la pellicola o film lacrimale. Un sottilissimo strato di lacrime che riveste sempre congiuntiva e cornea. Cioè le superfici esterne dell’occhio esposte all’ambiente esterno.

Svolge funzioni molto importanti per la salute e il benessere dell’organo visivo.

Le funzioni principali della pellicola lacrimale sono:

  • Difesa: la pellicola lacrimale rappresenta la principale difesa alle infezioni che possono colpire la cornea e la congiuntiva, assieme alla palpebra. Diffondendosi uniformemente sull’epitelio corneale, funge da barriera protettiva agli agenti batterici esterni
  • Pulizia: la pellicola lacrimale lava via tutte le impurità provenienti dall’ambiente esterno
  • Lubrificazione: la parte mucosa della pellicola lacrimale svolge una funzione lubrificante, soprattutto nei confronti dell’epitelio corneale. L’occhio infatti è protetto dall’ambiente esterno anche dalle palpebre che, come una finestra, si aprono e si chiudono scivolando sulla cornea. Il film lacrimale è come l’olio lubrificante di un motore
  • Nutrizione: la parte acquosa della pellicola lacrimale trasporta numerose sostanze disciolte nella lacrima: ossigeno, ioni, anidride carbonica, mucine, lipidi. Sostanze indispensabili la costituzione e la nutrizione della superficie oculare. In modo particolare per la cornea che non ha vasi sanguigni
  • Trasparenza ottica: lo strato mucoso della pellicola lacrimale migliora la trasparenza ottica della superficie corneale. Elimina infatti tutte le irregolarità superficiali, mantenendo la superficie corneale liscia e otticamente regolare

Costituzione del film lacrimale

La pellicola lacrimale è composto da tre strati successivi, che hanno diverse funzioni:

  1. mucoso: è la parte più profonda della pellicola lacrimale. E’ prodotta dalle ghiandole mucipare accessorie, e ricopre direttamente le cellule epiteliali congiuntivali e corneali
  2. acquoso: è lo strato intermedio della pellicola lacrimale, e ne costituisce la parte più abbondante. Prodotto principalmente dalle secrezioni delle ghiandole lacrimali principali ed accessorie. E’ composto oltre che da elettroliti anche da alcuni acidi organici, aminoacidi e proteine, aventi funzioni antibatteriche ed enzimatiche. Riduce gli attriti dei movimenti oculari e palpebrali, elimina le cellule epiteliali desquamate, le scorie metaboliche e le impurità dell’aria.
  3. lipidico: costituisce la parte più esterna della pellicola lacrimale, ed è composto da grassi, secreti dalle ghiandole di Meibomio. La sua funzione è quella di formare una barriera lungo il bordo palpebrale, per impedire l’uscita del film lacrimale. Di mantenere l’idratazione della superficie oculare durante le ore di sonno, regolando inoltre l’evaporazione dello strato acquoso della lacrima stessa.

Le lacrime sono prodotte continuamente con una velocità di circa 1,2 ml/min, velocità che diminuisce con l’età.

Circa il 95 % della parte acquosa della lacrime è prodotta dalla ghiandola lacrimale principale. Che è costituita da due porzioni: una orbitaria, situata nella fossa della ghiandola lacrimale dell’osso frontale, ed una palpebrale più piccola.

Il rimanente 5% circa è prodotta dalle ghiandole lacrimali accessorie di Krause e Wolfring.

Sistema di drenaggio delle lacrime

Il sistema di drenaggio delle lacrime è costituito dai punti lacrimali e dai canalicoli lacrimali. I primi sono situati vicino al canto interno di ciascuna palpebra.

I canalicoli lacrimali, invece sono costituiti da un tratto verticale (ampolla) di circa 2 mm ed uno orizzontale di circa 8 mm. Questi a loro volta si uniscono a formare un canalicolo comune che si apre nella parete laterale del sacco lacrimale, la cui continuazione costituisce il dotto nasolacrimale, che si apre nel naso.

Le lacrime quindi vengono prodotte nella parte alta esterna dell’occhio e dopo aver ricoperto il globo oculare con un sottile film, che lo idrata e protegge, vengono drenate nella parte bassa dell’occhio. Da qui attraverso i punti lacrimali passano nel sacco lacrimale e da questo attraverso il dotto naso lacrimale nel naso.

Lacrimazione meccanica

La lacrimazione degli occhi più essere di due tipi:

  • meccanica
  • emotiva

La lacrimazione meccanica è l’attivazione involontariamente e continua delle ghiandole lacrimali con le funzioni descritte in precedenza.

Può essere aumentata da tutte quelle condizioni o malattie che determinano un’infiammazione della congiuntiva o della cornea.

Cioè l’esposizione a sostanze irritanti come polveri o fumo che devono essere smaltiti dalle lacrime. Clima rigido e vento forte. Presenza di oggetti estranei tra palpebra e bulbo oculare.

Sindromi influenzali ed allergie. Congiuntiviti, cheratiti (infiammazione della cornea), blefarite. (infiammazione del bordo della palpebra) tanto per fare solo qualche esempio.

La lacrimazione emotiva: piangere

La lacrimazione emotiva è legata e stimolata dalle emozioni. Quando parliamo di pianto, di piangere ci riferiamo di solito alla lacrimazione emotiva.

Possiamo definire il pianto, il piangere come un complesso fenomeno secreto motore caratterizzato dall’effusione di lacrime da parte dell’apparato lacrimale, senza alcuna irritazione delle strutture oculari. Senza l’infiammazione che abbiamo descritto prima che ci causa una lacrimazione meccanica protettiva.

Le lacrime del piangere sono diverse per composizione dalle lacrime della lacrimazione meccanica. Contengono infatti un quantitativo significativamente più alto di ormoni come: prolattina, ormone adrenocorticotropo (ACTH), di leu-encefalina, potassio e manganese.

Prolattina e ACTH sono ormoni connessi con lo stress.

La leu-encefalina è un oppioide endogeno e potente anestetico. E’ quindi anche chimicamente corretto parlare di lacrime curative.

In molte culture piangere è considerato segno di deboezza. Quindi non è virile. Infatti diversi studi evidenziano come in media gli uomini piangono una volta ogni mese. Mentre le donne piangono almeno cinque volte al mese, specialmente prima e durante il ciclo mestruale. Quando il pianto può incrementare anche di cinque volte, spesso senza evidenti ragioni (come depressione o tristezza).

Mentre le donne piangono almeno cinque volte al mese, specialmente prima e durante il ciclo mestruale. Quando il pianto può incrementare anche di cinque volte, spesso senza evidenti ragioni (come depressione o tristezza).

Vari fattori ambientali che ci capitano nella vita vengono percepiti e raggiungono le aree più profonde del nostro cervello. Qui vengono interpretati e connessi alle emozioni.

Anche un elemento già presente nella nostra memoria o un pensiero può suscitare emozioni.

Un’emozione intensa può attivare, attraverso il sistema nervoso periferico vegetativo, le ghiandole lacrimali provocando il pianto.

Il nostro cervello è invaso dall’emozione. Nel pianto emotivo infatti  il cuore comincia a battere forte, la respirazione diventa affannosa e le ghiandole lacrimali secernono lacrime.

Perché piangiamo?

Su quale sia la funzione del piangere non si è ancora trovata una risposta definitiva.

Per Ippocrate e la medicina medievale il piangere era percepito come una purificazione del cervello dagli eccessi umorali.

William H. Frey II, biochimico dell’Università del Minnesota, sostiene che piangere rappresenta una valvola di sfogo quando il livello di stress accumulato è troppo elevato.

Con il pianto si elimina l’ormone adrenocorticotropo o ACTH. Piangere è un meccanismo antistress.

Piangere come passaggio evolutivo cruciale dell’uomo

Michael Trimble, neurologo dello University College London’s Institute of Neurology, nel suo libro intitolato “Why Humans Like To Cry” identifica il piangere come passo fondamentale nell’evoluzione dell’uomo.

Secondo Trimble gli uomini avrebbero iniziato a piangere per dimostrare le proprie emozioni prima ancora di iniziare a usare il linguaggio parlato.

Il neurologo sostiene che il momento in cui la lacrima è divenuta un grido di aiuto e un segnale di sofferenza emotiva sia stato fortemente collegato con la nascita dell’auto consapevolezza e con la crescita del cervello sociale.

La lacrima insomma rappresenta uno spartiacque emotivo nell’evoluzione umana che ha iniziato anche ad affermarsi con il crescere dell’empatia verso gli altri esseri della nostra specie. E la consapevolezza che questi possono andarsene, magari per sempre.

Il pianto umano nasce come attaccamento emotivo agli altri individui, incoraggiato da una mimica facciale che negli umani è divenuta sempre più sofisticata con il passare del tempo.

Nel libro il ricercatore precisa anche quali sono le aree cerebrali coinvolte. In sintesi sono in un collegamento tra la porzione anteriore della corteccia cerebrale e le aree cerebrali deputate alla rappresentazione delle emozioni: il sistema limbico e il sistema nervoso neurovegetativo che coordina la frequenza cardiaca, la respirazione e la parola, attività collegate al pianto.

Le lacrime contengono una grande quantità di elementi chimici in grado di comportarsi come messaggeri olfattivi, impercettibili ma sicuramente efficaci. Il pianto dunque come elemento di comunicazione emotiva ed affettiva, come strumento relazionale e segno di forza, non di debolezza.

Gli unici esseri viventi che piangono con un contenuto emotivo sono gli essere umani e questa caratteristica esclusiva è così ancestrale da aver addirittura preceduto l’acquisizione del linguaggio.

Il pianto nei bambini

Nei bambini il pianto è molto frequente. Il pianto costituisce un modo importante di comunicare con voi prima di saper parlare.

I bambini piangono molto ed alle volte comprendere le ragioni del loro pianto può essere difficile.

La prima cosa da fare assolutamente è mantenere la calma. Infatti il bimbo percepisce subito l’ansia e il nervosismo che affliggono spesso i genitori esasperati dal suo pianto. Questo non aiuta ma peggiora la situazione.

Il piangere può essere una richiesta di attenzione, di contatto soprattutto nei confronti della madre. Oppure può essere un segno di stanchezza o di stimolazione eccessiva.

E’ utile accarezzarlo dolcemente e lui capirà che non è più solo. Vanno evitati movimenti improvvisi perché lo spaventano. Prendete in braccio il bambino dolcemente, ma con presa sicura. I neonati odiano essere “sballottati” quindi utilizzate tutte e due le mani: una dietro la testa, l’altra sotto il sederino.

Cullatelo, massaggiatelo, parlategli. Posizionate il bambino a contatto con la pelle. Spegnete le luci, mantenete l’ambiente tranquillo. Ciò aiuta a calmare anche voi. Ditegli parole rassicuranti con voce bassa e dolce, canticchiate canzoncine che vi piacciono, provate a fargli un bagnetto.

Il bambino può piangere semplicemente perchè ha fame, per questo vanno rispettati i tempi e le richieste del bambino.

Può piangere perchè ha troppo caldo o troppo freddo. Accertatevi che non senta caldo o freddo. tenete la temperatura della stanza intorno ai 18 – 21ºC. Avvolgetelo in una coperta leggera o in un lenzuolo di cotone senza bloccare però le gambe o le braccia.

Potrebbe avere dolore o fastidio. E’ utile cambiargli il pannolino, fargli fare il ruttino, frizionare leggermente la schiena o massaggiare il pancino. Potrebbe essere utile cercare la posizione in cui il bambino sembra stare meglio. Cercate di distrarre il bambino anche cambiando stanza od offrendogli qualche nuovo stimolo.

Consultare il pediatra

Se il pianto del bambino vi sembra diverso dal solito e non riuscite a calmarlo dopo aver provato “di tutto”, consultate il pediatra.

E importantissimo avere la consapevolezza che:

  • il pianto è una cosa normale in un bambino e la sua intensità non è necessariamente proporzionata al malessere
  • l’80-90% dei bambini nei primi mesi di vita ha crisi di pianto che possono durare anche 20-60 minuti o più a lungo
  • sapere che il pianto del vostro bambino può essere in consolabile. Non sentitevi quindi frustrati o in colpa se non riuscite a calmarlo

Il pianto nei bambini più grandi

I bambini più grandi possono piangere per molti motivi. Quando qualcosa o qualcuno li ha spaventati. Se cadono e si fanno male. Oppure sono rimproverati, sono contrastati o contrariati.

Quando non sono ancora maturi per affrontare ambienti diversi da quelli familiari come l’asilo nido o la scuola materna. Quando cercano di piegare la volontà dei genitori ai loro desideri, bisogni o capricci.

A volte, soprattutto la sera i bambini piangono per sfogare la tensione e la stanchezza accumulata durante tutto il giorno. Mediante il pianto il bambino può esprimere la sua sofferenza fisica per una malattia o disturbo organico che lo ha colpito.

Il bambino può piangere perché provato da una sofferenza psicologica, causata dai frequenti conflitti tra i genitori o i familiari. Per la scarsa o saltuaria presenza materna o paterna, per la difficoltà a stabilire una buona intesa con i genitori.

Il bambino può, infine, piangere per collera e rabbia, quando l’ambiente intorno a lui, nonostante tutti i suoi sforzi e tentativi di comunicazione non comprende o non soddisfa i suoi bisogni primari.

Il piangere negli adulti

Come i bambini anche noi adulti piangiamo quando siamo sferzati da un dolore fisico o psicologico. Piangiamo, per un’importante perdita o per una grave frustrazione.

Quando l’ansia, la stanchezza o lo stress sono eccessivi e insopportabili. Oppure per liberare il nostro animo dalle preoccupazioni e dagli affanni.

Sono dolci e ben accette le lacrime di commozione quando assistiamo a uno spettacolo televisivo o teatrale commovente e struggente.

Allo stesso modo è sicuramente piacevole il pianto quando la nostra emotività è sollecitata da un’intensa gioia provata.

Però nella nostra società il pianto è una sorta di tabù: chi piange viene considerato debole, senza la forza di controllarsi, di sopportare e affrontare la realtà.

Non è un caso che le uniche lacrime tollerate siano quelle dei bambini o, al massimo, secondo uno stereotipo duro a morire, delle donne.

È come se ci fossimo dimenticati di quanto il pianto sia importante in certe situazioni, del suo potere e delle numerose funzioni che possiede.

Piangere come terapia

Il pianto è una reazione fisica naturale del nostro corpo al dolore, alla tristezza, alla paura e a volte anche alla gioia. Se blocchiamo questa reazione non riusciamo ad esprimere fino in fondo le nostre emozioni.

Dobbiamo tenere presente che il pianto è terapeutico, è liberatorio, è un vero e proprio strumento di guarigione. Per cui, quando sentiamo che il nostro cuore è ferito, dovremmo piangere senza farci troppi problemi.

Ci aiuta a trasmettere emozioni, a lasciarle emergere all’esterno. Queste emozioni altrimenti rischiano di accumularsi e di farci soffrire ancora di più.

Inoltre, se continuiamo a tenere nascosto alle persone che ci sono vicine il nostro stato d’animo, comunicare con loro diventerà sempre più complicato, soprattutto se proprio loro ci stanno facendo soffrire.

Le emozioni sono fondamentali nella nostra vita, sia quando le consideriamo positive, sia quando ci sembrano negative. La tristezza in realtà è importante perché ci permette di reagire di fronte alla sofferenza e in seguito di vivere al meglio i momenti di gioia.

Cercare di non piangere e di nascondere le emozioni può diventare una forma di autodistruzione. Non importa quanto sia pesante la situazione che stiamo vivendo.

Quando stiamo soffrendo lasciamo fluire le lacrime e esprimiamo così la nostra frustrazione, il risentimento, la rabbia, l’ansia, i pensieri che ci tormentano. Con un sano pianto liberatorio li allontaneremo da noi.

Dopo aver pianto, appena ci sentiremo un po meglio, tutto sarà passato e riusciremo quasi a sorridere di ciò che ci ha fatto soffrire.

Piangere ci farà sentire meglio e con l’anima in pace. Potremo meglio prendere le decisioni migliori per noi e andare avanti. Dopo aver pianto ci sentiremo liberi. Ritroveremo il sorriso.

Piangere e salute mentale

Le persone che non hanno paura di piangere, sono di gran lunga mentalmente più sane rispetto a quelle che lo sopprimono.

Ecco perché:

  • Non hanno paura delle loro emozioni. Le persone che ignorano la tristezza, in fondo si prendono anche un po’ in giro. Essere tristi o piangere, non è un segno di debolezza, è un segno che sei un essere umano e hai dei sentimenti. Che possono anche essere mostrati in pubblico senza sentirsi in colpa o in imbarazzo.
  • Capiscono le proprietà curative delle lacrime. Sanno che piangere è una sana pulizia dell’anima, uno scarico per l’accumulo di emozioni negative che derivano dallo stress.
    Recenti studi psicologici hanno stabilito che il pianto stimola il rilascio di endorfine dal nostro cervello, che fungono anche da un antidolorifico naturale.
  • Chi sa piangere, sa non farsi influenzare dalle aspettative della società. Se lei piange è instabile o è una donna troppo fragile. Se è lui a piangere, non è abbastanza virile ed è un debole. Coloro che sanno essere tristi in pubblico non sono solo coraggiosi, ma anche attivisti per una società più sana emotivamente.
  • Chi sa piangere può aiutare gli altri a non scappare dai propri sentimenti. Chi lascia uscire il dolore quando lo sente, sta anche incoraggiando gli altri, a venire in contatto con il loro dolore. Sapere che non si è i soli nel pensare, sentire o anche agire in un certo modo è emotivamente liberatorio e può migliorare la vita.
    Coloro che accettano la tristezza quando li guarda in faccia, permette agli altri di fare lo stesso. Il dolore deve saper uscire in diversi modi, mai essere chiuso. E’ un segno di forza interiore, la consapevolezza di piangere per il bene di se stessi.

Cosa abbiamo imparato

Piangere in conseguenza di un’emozione è un modo attraverso cui il nostro sistema nervoso acquisisce consapevolezza di se stesso e delle nostre emozioni.

L’uomo ha probabilmente iniziato a piangere per comunicare i propri sentimenti prima di iniziare a parlare. Piangere è stata una tappa evolutiva fondamentale nello sviluppo della socialità. In questo senso è una caratteristica solo dell’uomo.

Nella nostra società esiste ancora la convinzione che piangere sia un segno di debolezza. Mentre invece è un atto curativo. Che ci permette di liberarci e essere consapevole delle nostre emozioni e delle nostre condizioni. Saper piangere, quando serve, è il vero segno di forza ed equilibrio interiore.


Se clicchi sulle frasi sottolineate si apre un link.
Prenota una visita pediatrica a domicilio

Lascia commenti ed idee sul post