Parco dei mostri: affascinante gita da non perdere

Il parco dei mostri è una bellissima gita da mettere in programma con i nostri cuccioli.

Parco dei mostri affascinante scoperta da non perdere

Le gite per bambini sono perfette per quando in famiglia si cerca di rendere i fine settimana una continua ricerca di cose da fare.

Luoghi da visitare e modi alternativi di intrattenere i più piccoli.

Può a volte capitare che i due giorni si rivelino per i bambini troppo faticosi e noiosi se la destinazione non viene scelta con accuratezza.

E allora per evitare musi lunghi, soldi buttati vi proponiamo una meta perfetta tra le gite per i bambini.

Capace di accontentare tutta la famiglia,permettendo agli adulti di vedere un posto nuovo e di stimolare la curiosità dei più piccoli.

Bomarzo, borgo del Lazio alle falde del Monte Cimino, possiede un’opera unica al mondo, la Villa delle Meraviglie, chiamata anche Sacro Bosco, spesso definito Parco dei Mostri.

Venne progettato dal principe Vicino Orsini e dal grande architetto Pirro Ligorio nel 1552.

Il parco

Il Parco si estende su una superficie di circa 3 ettari, in una foresta di conifere e latifoglie.

Al suo interno trovano posto un gran numero di sculture di varia grandezza ritraenti animali mitologici.

Anche edifici che riprendono il mondo classico e annullano le regole prospettiche o estetiche, allo scopo di confondere il visitatore.

Scienziati storici e filologi hanno fatto parecchi tentativi di spiegare questo labirinto di simboli. Hanno trovato temi antichi e motivi della letteratura rinascimentale, per esempio del Canzoniere di Francesco Petrarca, dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto.Dei poemi Amadigi e Floridante di Bernardo Tasso.

In questo bosco suggestivo, i vostri bambini potranno perdersi tra figure ciclopiche, fontane e bellissimi giardini immersi nel verde.

La storia del parco di Bomarzo

Il parco costituisce un unicum. I raffinati giardini all’italiana sono realizzati su criteri di razionalità geometrica e prospettica.

Con ornamenti quali le ampie terrazze, le fontane con giochi d’acqua e le sculture manieriste.

Il colto principe di Bomarzo si dedicò alla realizzazione di un eccentrico “boschetto”. Facendo scolpire nei massi di peperino, affioranti dal terreno, enigmatiche figure di mostri, draghi, soggetti mitologici e animali esotici.

Queste figure si alternano a una casetta pendente, un tempietto funerario, fontane, sedili e obelischi su cui fece incidere motti e iscrizioni. I diversi elementi sono tra loro svincolati da qualsiasi rapporto prospettico e non sono accomunati da coerenza di proporzioni.

ll tutto è inventato con criteri che sfuggono anche ai più appassionati studiosi. Diventando un autentico labirinto di simboli che avvolge chi si addentra fisicamente o intellettualmente.

In seguito alla morte di Vicino Orsini, nessuno si curò più di questo luogo.

Dopo secoli di abbandono è stato rivalutato da intellettuali e artisti come Claude Lorrain, Johann Wolfgang von Goethe, Salvador Dali, Mario Praz e Maurizio Calvesi.

I Mostri del Parco

Vi segnaliamo le principali attrazioni che adornano il Bosco Sacro di Bomarzo. Secondo il percorso allestito nel secondo dopoguerra e attualmente ancora in uso.

Le Sfingi

Appena varcata la monumentale soglia del Bosco, il visitatore si ritrova di fronte a due Sfingi. Il cui aspetto ricalca tanto i modelli classici (donna col corpo di leone) quanto quelli egizi (sono entrambe prive di ali).

Le due sfingi, accoccolate su un basamento, sono simbolicamente a guardia del parco. Accolgono il visitatore con le due iscrizioni di “benvenuto” leggibili sotto di loro.

Proteo (o Glauco)

Poco distante dalle Sfingi, ma in posizione più dimessa rispetto al percorso principale, è visibile il primo vero Mostro del Parco. Identificato come Proteo oppure Glauco.

E’ un immenso mascherone antropomorfo con la bocca spalancata. Sembra emergere direttamente dalle viscere della Terra, sormontato da un grande globo di pietra.

Il Mausoleo

Un grande masso apparentemente informe, in realtà modellato per sembrare il frontone di una tomba etrusca. Le decorazioni ricalcano quelle di una tomba rinvenuta a Sovana.

Ercole e Caco (o “Lotta tra giganti”)

Denominato “il Colosso”, è la più grande statua presente nel Parco. Rappresenta la lotta di due giganti, identificati come Ercole e Caco. Intorno a loro, alcune figure di guerrieri ormai erose dal tempo.

Il gruppo della Tartaruga e della Balena

Nei pressi dei giganti si trova questo gruppo formato da una grossa tartaruga, sul cui guscio tondeggiante è collocata la statua di una Nike, e una grossa balena che emerge dalla terra. I due animali sembrano fissarsi reciprocamente.

Fontana di Pegaso

La vasca di una fontana da cui emerge la figura di Pegaso. A poca distanza il cosiddetto “Albero-statua”, un tronco di larice scolpito su un masso.

Ninfeo e Venere sulla conchiglia

Un grande ambiente a vasca che ricalca i ninfei di età greco-romana. Decorato con le figure delle tre Grazie e di tre ninfe. Sulla parete est si trova la colossale scultura di Venere su una grossa conchiglia. Mentre nei dintorni è visibile una fontana ornata da figure di delfini.

Il Teatro

A poca distanza dal Ninfeo, un altro ambiente di matrice classica: il teatro. In realtà si tratta di una riproduzione molto piccola dell’esedra del palcoscenico.

La Casa Pendente

Una delle maggiori attrattive del Parco. Si tratta di un piccolo edificio costruito su un masso inclinato e perciò volutamente pendente.

La particolarità è che gli interni hanno una pendenza irregolare (il pavimento non è a 90° rispetto ai muri). Questo causa smarrimento in chi vi entra. Si ritiene che originariamente l’entrata del Bosco fosse esattamente di fronte alla Casa Pendente.

Piazzale dei Vasi, Nettuno e la Ninfa dormiente

Un grande piazzale scandito da enormi vasi in pietra. Un tempo ornati da iscrizioni oggi non più leggibili, conduce alla maestosa statua di Nettuno, dio dei Mari. Adagiato su un letto d’acqua (come le divinità fluviali d’epoca romana). Tiene tra le braccia un delfino. A poca distanza, una ninfa gigantesca dorme poggiata sinuosamente sul suo braccio.

Cerere

Dea delle messi e madre di Proserpina. E’ rappresentata come una gigantesca donna recante un cesto di spighe sul capo e nelle mani una fiaccola e la Cornucopia. Attorno a lei si scorgono figure di creature boschive.

L’Elefante

Un maestoso elefante che reca sulla schiena una grossa torre e nella proboscide tiene un legionario romano, quasi a volerlo stritolare. Sembra un riferimento all’impresa di Annibale durante le Guerre puniche.

Il Drago

Più precisamente si tratta di una viverna. Uno spaventoso mostro rettiliforme che lotta contro tre animali, oggi non più riconoscibili.

L’Orco

Sicuramente la figura più celebre del Parco e suo simbolo. E’ un grande faccione di pietra con la bocca spalancata. In realtà è una camera scavata nel tufo. Per mezzo di alcuni gradini si può entrare al suo interno, dove sono collocate delle panche e un tavolo.

Data la forma dell’ambiente, le voci di coloro che vi entrano sono amplificate e distorte, creando un effetto spaventoso.

Il Vaso Gigante, la Panca Etrusca e l’Ariete

Si tratta di tre figure poste a brevissima distanza tra loro. Si tratta di una gigantesca anfora decorata con una testa di gorgone, un ariete seduto (molto rovinato) e una panca collocata in una nicchia.

Questa ricalca precisamente la forma di un triclinium romano (o etrusco), sulla quale è tuttora possibile sedersi.

Proserpina, Cerbero e il Piazzale delle Pigne

La figura della regina dell’Ade è rappresentata come una donna a braccia aperte. La cui veste è in realtà un’ampia panca su cui è possibile sostare. A pochi passi da lei vi è Cerbero. Il cane dotato di tre teste a guardia dell’Oltretomba. Alle spalle delle due figure si trova il Piazzale delle Pigne. Così denominato perché scandito da sculture che riprendono il cosiddetto Pignone.

Echidna, la Furia e i Leoni

Di fronte al Piazzale delle Pigne si trovano queste due mostruose sculture. Echidna è ritratta come una colossale donna con due code di serpente al posto delle gambe. Simile all’iconografia medievale della sirena.

La Furia è invece una donna con coda e ali di drago. Tra di loro sono accucciati due Leoni, figli di Echidna e presenti nello stemma di Viterbo.

Il Tempio

Leggermente isolato rispetto al percorso principale del Parco si trova una singolare costruzione.

Un piccolo Tempio che in realtà fu costruito vent’anni dopo rispetto al resto del Parco in onore della seconda moglie di Vicino Orsini. Una principessa Farnese.

Il Tempio riprende forme architettoniche di diverse epoche. Quella classica: frontone, colonnato e vestibolo. Quella rinascimentale a forma di cupola.

L’interno è in realtà costituito da una piccolissima aula circolare. Nella quale la famiglia Bettini, che ha restaurato il complesso, ha posto una lapide alla memoria di Tina Severi Bettini. Deceduta anche a causa di una contusione durante i lavori di ripristino del parco.

Qui trovate il sito del parco con tutte le informazioni utili: http://www.sacrobosco.it


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