Dieta: agisce su obesità, infiammazione e cancro

La letteratura scientifica sta facendo emergere come tra dieta, tessuto adiposo, infiammazione ed insorgenza di tumori esiste uno stretto rapporto.

Dieta agisce su obesità, infiammazione e cancro

Tanto più importante tanto più precoce è l’età del bambino.

Con effetti che perdurano tutta la vita e influenzano il futuro biologico del bambino anche in età adulta.

Il ruolo chiave del tessuto adiposo

Il Tessuto Adiposo è una varietà di tessuto connettivo. E’ costituito da cellule immerse in un’abbondante matrice extracellulare. Tenute insieme da un’impalcatura di fibre di collagene. Circondate da vasi sanguigni e nervi.

Le cellule del tessuto adiposo si chiamano adipociti.

Rappresentano circa il 30% delle cellule contenute nel tessuto grasso. Nel telaio di supporto sono presenti preadipociti, altre cellule tra cui diverse appartenenti al sistema immunitario.

Negli individui normopeso il tessuto adiposo rappresenta circa il 20% del peso totale, ma può arrivare al 50% in individui obesi.

Questo tessuto è suddiviso in due tipi principali, il grasso bianco e bruno. Gli adipociti presenti nelle due diverse tipologie condividono l’importante funzione di stoccaggio e mobilizzazione dei lipidi. Hanno però struttura e funzioni diverse.

Nella specie umana, il tessuto adiposo bruno è principalmente presente nel neonato ed è specializzato nella produzione di calore.

Il tessuto adiposo bianco predomina dopo i primi mesi di vita. Ha come funzioni principali quella meccanica di protezione degli organi interni, termoisolante e di riserva energetica.

Per molto tempo il tessuto adiposo bianco è stato considerato come un tessuto deputato esclusivamente all’accumulo e rilascio di acidi grassi. In risposta ai bisogni energetici dell’organismo. Un tessuto dotato di scarsa attività metabolica.

Tessuto adiposo: organo immunologico e endocrino

Nell’ultimo decennio, gli studi riguardanti il tessuto grasso, in particolare quello bianco, hanno subito un forte impulso. Questo a causa del notevole incremento dell’obesità a livello mondiale sia nell’età adulta che infantile.

Rendendo quindi necessaria una maggiore comprensione delle sue funzioni.

I risultati di questi studi hanno permesso una nuova definizione del tessuto adiposo.

Per cui si è passati dal concetto di organo inerte al concetto di organo complesso e metabolicamente attivo. Che svolge importanti funzioni immunologiche, endocrine e rigenerative.

Il tessuto adiposo è oggi considerato l’organo endocrino più grande del corpo. In grado di secernere più di 50 molecole diverse, chiamate adipochine.

Le adipochine sono proteine, estremamente diverse tra di loro per struttura e funzione. Sono coinvolte in vari processi fisiologici e patologici. Secrete non soltanto dagli adipociti, ma anche dalle cellule che compongono il tessuto adiposo.

Le adipochine sono citochine, cioè molecole proteiche che hanno la funzione di veicolare messaggi tra una cellula e un’altra. Possono inoltre essere considerate degli ormoni a tutti gli effetti. Sono lo strumento con cui il tessuto adiposo comunica e influenza tutto il resto del nostro corpo.

Tessuto adiposo viscerale

Il tessuto adiposo bianco può essere inoltre classificato in sottocutaneo e viscerale.

Il sottocutaneo è al di sotto della pelle. Il viscerale intorno agli organi interni. Hanno funzioni diverse. Funzioni energetiche, attività di immagazzinamento e rilascio di acidi grassi, attività metabolica e secretoria diverse. Le differenze non sono solo quantitative ma riguardano anche la qualità dei prodotti secreti.

Nel tessuto adiposo viscerale gli adipociti sono caratterizzati da maggiori dimensioni. Stabiliscono una relazione più stretta con il sistema immunitario. Rispondono meno agli ormoni quali ad esempio l’insulina e i glucocorticoidi.

Non è sorprendente, quindi, che l’accumulo del grasso viscerale, più che del sottocutaneo, rappresenti un fattore di rischio per diverse patologie associate all’obesità.

Tessuto adiposo e infiammazione

L’infiammazione è un meccanismo di difesa, una risposta protettiva, seguente all’azione dannosa di agenti fisici, chimici e biologici. L’obiettivo dell’infiammazione è l’eliminazione della causa iniziale di danno cellulare o tissutale. Seguita dall’avvio del processo riparativo.

Ha la funzione di mantenere l’omeostasi, l’equilibrio del nostro organismo indipendentemente dalla causa che la provoca.

Il concetto tradizionale vedeva l’infiammazione come una reazione a un danno microbico o danno tissutale. Nel corso degli ultimi anni il concetto di infiammazione si è ampliato.

È adesso nota l’esistenza di una risposta infiammatoria di basso grado, persistente in tessuti metabolicamente attivi. I tessuti infiammati costantemente sono il tessuti adiposo, fegato, pancreas, intestino, muscolo e cervello.

Questa infiammazione di basso grado, sempre presente è denominata “meta-infiammazione”. L’infiammazione cronica è alla base della progressione di malattie metaboliche, neurodegenerative e cardiovascolari.

Le cellule del sistema immunitario hanno un ruolo importante nell’insorgenza e nel mantenimento della risposta infiammatoria.

All’interno del tessuto adiposo sono presenti tutte le popolazioni cellulari appartenenti al sistema immunitario. Numerosi studi condotti sia in modelli animali che nell’uomo hanno evidenziato come l’eccessivo accumulo di grasso determini cambiamenti molto profondi nella tipologia di cellule immuni presenti nel tessuto adiposo viscerale.

Nella condizione di normopeso nel grasso viscerale sono abbondanti le cellule immunitarie con attività anti-infiammatoria. In grado cioè di controllare l’infiammazione cronica. Di non farla peggiorare ed aumentare.

Mentre sono poco presenti le cellule del sistema immunitario con proprietà pro-infiammatorie. Queste sono responsabili del rilascio di citochine/chemochine che promuovono, aumentano l’infiammazione.

L’obesità determina un cambiamento. Durante l’accumulo di adipe aumentano sempre di più le cellule immunitarie che favoriscono l’infiammazione. Che sono in grado di farla aumentare.

Infiammazione e obesità: ruolo della dieta

L’obesità è oggi considerata una malattia infiammatoria cronica. Caratterizzata da un basso grado d’infiammazione sistemica e risultato di risposte immunitarie alterate.

Il ruolo emergente dell’infiammazione cronica nelle principali malattie degenerative della società moderna ha stimolato un’intensa attività di ricerca sull’influenza della nutrizione e dei profili dietetici sull’infiammazione.

La scoperta delle interazioni tra l’adipocita e le cellule del sistema immunitario. Dell’infiammazione come processo chiave in obesità e nelle patologie ad essa correlate. Ha fatto sì che ci si ponesse una domanda molto importante, cioè se la dieta può influenzare l’infiammazione del tessuto adiposo.

I risultati di questi studi mostrano che la composizione della dieta influenza in maniera importante l’insorgenza dell’infiammazione cronica di basso grado.

Evidenze sperimentali indicano come, nella dieta, l’assunzione di fibre, magnesio, acidi grassi polinsaturi omega 3 e monoinsaturi, flavonoidi e carotenoidi, sia associata con bassi livelli di infiammazione cronica.

Mentre una dieta ricca di acidi grassi saturi e trans e di carboidrati semplici sia associata con l’infiammazione sistemica.

Di conseguenza, l’utilizzo di una dieta capace ridurre l’infiammazione cronica di basso grado, è oggi oggetto di intense ricerche sia come terapia che come forma di medicina preventiva.

In particolare alcuni composti, quali ad esempio i polifenoli, sono in grado ridurre l’infiammazione in diverse malattie croniche. Appare quindi chiaro che ogni tentativo di definire una dieta ottimale per la salute deve considerare l’impatto di questa sull’infiammazione cronica.

Obesità come fattore di rischio tumorale

Studi estensivi sui fattori di rischio legati all’insorgenza del cancro hanno dimostrato che i fattori genetici contribuiscono solo per il 5% dei tumori. Mentre il restante 95% è attribuibile a cause ambientali. Dagli stimoli esterni agli stili di vita.

Di conseguenza, interventi sull’ambiente possono influenzare il rischio di sviluppare tumori.

Soprattutto quelli legati a comportamenti individuali di abuso di sostanze quale il fumo e l’alcol. La scarsa attività fisica e diete inadeguate.

L’importanza di una sana alimentazione nella prevenzione del cancro è ormai accertata.

L’American Institute for Cancer Research ha calcolato che le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa il 30% dei tumori nei Paesi occidentali. Facendo della dieta una delle principali cause prevenibili delle malattie neoplastiche, seconda solo al tabacco.

In alcuni casi ciò dipende dalla presenza in alcuni cibi di sostanze che favoriscono lo sviluppo della malattia (nitriti e nitrati, aflatossine, grassi e proteine animali, ecc.).

Tra le neoplasie che risentono di più della quantità e della qualità dei cibi ci sono ovviamente i tumori dell’apparato gastrointestinale. In particolare quelli dell’esofago, dello stomaco e del colon-retto.

Gli studi più recenti hanno però messo in evidenza che l’azione del cibo sul rischio di sviluppare neoplasie è molto più estesa.

Il tipo di alimentazione influisce infatti sullo stato di infiammazione, che può predisporre a ogni forma di cancro. Influisce inoltre sull’equilibrio ormonale. Che può favorire od ostacolare lo sviluppo dei tumori della sfera genitale sia femminile che maschile.

Infiammazione e cancro

Il legame tra infiammazione e cancro è stato notato per la prima volta come associazione tra malattie infiammatorie e aumentato rischio di sviluppare tumori in quell’organo. La presenza di infiammazione cronica, quale si manifesta nell’obesità, rappresenta quindi un fattore di rischio importante per le malattie neoplastiche.

L’eccesso di tessuto adiposo, infatti, produce citochine infiammatorie, fattori di crescita e ormoni, aumenta il danno ossidativo. Altera direttamente l’espressione genica. Tutti meccanismi che possono contribuire allo sviluppo tumorale.

In particolare, dati aggiornati del World Cancer Research Fund dimostrano come l’eccesso di grasso corporeo, misurato come indice di massa corporea, è legato a un aumentato rischio di sviluppare 9 diverse tipologie neoplastiche.

Quali il tumore mammario in donne in postmenopausa, colon-rettale, ovarico, endometriale, pancreatico, epatico, esofageo, prostatico e della cistifellea.

I meccanismi che portano a una maggiore incidenza di questi tumori in individui obesi sono molteplici e riconducibili in gran parte alla produzione di fattori pro-infiammatori e ormoni. Alterazioni della risposta immune e del metabolismo del glucosio osservabili nell’obesità.

Cosa abbiamo imparato

Le condizioni di diffuso benessere della società occidentale hanno fatto emergere nuovi e preoccupanti problemi per la salute umana. Quali il sovrappeso e l’obesità che hanno assunto le dimensioni di una vera e propria pandemia.

Tale condizione predispone a un maggior rischio di sviluppare neoplasie. E’ inoltre alla base di numerosi stati patologici obesità-associati. Nei quali lo stato infiammatorio cronico gioca un ruolo importante (vedi immagine). Ruolo dovuto all’azione degli adipociti nel tessuto adiposo viscerale. Al loro rapporto con le cellule del sistema immunitario.

La comprensione di queste interazioni potrà fornire una base importante per la programmazione di strategie preventive e terapeutiche più efficaci. Volte a ridurre, in una popolazione mondiale sempre più obesa, il rischio del cancro e la conseguente mortalità.

Le recenti acquisizioni sulle potenzialità preventive e terapeutiche di specifici profili dietetici o componenti del cibo hanno aperto nuove prospettive per lo sviluppo di strategie nutrizionali volte a mantenere il giusto grado di infiammazione. Quindi prevenire lo sviluppo di malattie croniche infiammazione-mediate.

E’ importante sottolineare che l’impatto, positivo o negativo, della dieta non si basa soltanto su nutrienti isolati.

Quanto piuttosto su profili dietetici. Poiché i componenti bioattivi del cibo sono generalmente assunti allo stesso tempo e possono agire in sinergia.

Pertanto, è oggi chiara la necessità di modelli volti ad elaborare profili dietetici “salutari”. Capaci di ridurre l’accumulo di grasso. Di fornire il giusto apporto di componenti attivi per il mantenimento dell’organismo in uno stato di bassa infiammazione controllata.

Emerge sempre con più forza la necessità di una alimentazione sana e adeguata accanto ad un giusta attività fisica.


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