Obesità e sovrappeso: tutto quello che si deve sapere

Sovrappeso e obesità sono uno dei problemi più comuni correlati al moderno stile di vita.

Obesità e sovrappeso tutto quello che i genitori devono sapere

Sono infatti i maggiori fattori di rischio per lo sviluppo di molte patologie croniche.

Gli studi scientifici più recenti hanno dimostrato che i rischi per la salute provocati da un eccesso di grasso corporeo non sono solo legati solo alle forme di obesità grave. Sono associati anche ad un aumento di peso relativamente ridotto.

Per fortuna, obesità e il sovrappeso sono prevenibili con ragionevoli cambiamenti nello stile di vita dei vostri bambini e della vostra famiglia. Soprattutto se aiutati nel modo adeguato.

L’età infantile è sempre più interessata da questo problema.

Negli Stati Uniti, circa il 15% dei bambini (tra i 6 e gli 11 anni) e il 15,5% degli adolescenti (tra i 12 e i 19 anni) sono obesi. L’aumento dell’obesità tra i giovani americani negli ultimi 20 anni è molto elevato.

In Italia i risultati di un’indagine promossa dal Ministero della Salute indicano che nell’età compresa tra gli 8 e i 9 anni il 21% dei bambini è in sovrappeso, l’11% è obeso.

Come definire sovrappeso e obesità

L’obesità e il sovrappeso possono sono definiti come una situazione di accumulo anomalo o eccessivo di grasso nei tessuti adiposi del corpo.

Prima dei 2 anni di età per definire obesità e sovrappeso si utilizza il rapporto peso/lunghezza.

Dai due anni di età si utilizza l’indice di massa corporea (IMC) – Body Mass Index (BMI).

Una semplice misurazione del rapporto tra peso e altezza.

L’Indice di Massa Corporea si calcola: dividendo il peso, espresso in kg per il quadrato dell’altezza, espressa in metri.

IMC: kg/m2

Per esempio, un adulto che pesa 70 kg ed è alto 1,75 m avrà un IMC di 22,9.

Questo indice correla bene con l’adiposità del soggetto. In generale, tanto più alto è questo numero e tanto maggiori sono i depositi lipidici. In ultima analisi, la valutazione del grado di adiposità si ottiene confrontando tale dato con i valori medi della popolazione.

Indice di massa corporea nell’adulto
< 16.5 grave magrezza
16.5 – 18,5    sottopeso
18,5 – 24,9 peso-forma
25 – 29,9 sovrappeso
30 – 34,9obeso classe 1
35 – 39,9  obeso classe 2
≥ 40,0obeso classe 3

Nell’infanzia e nell’adolescenza L’IMC è caratterizzato da una notevole variabilità, legata soprattutto al sesso e all’età.

Quindi non è opportuno prendere come riferimento valori assoluti. Come si fa normalmente con gli adulti. Ci si rifà alle tabelle dei percentili.

Sono tabelle con curve analoghe a quelle per seguire il peso e l’altezza in base all’età del bambino.

Fino ai due anni di età si fa riferimento al rapporto peso/lunghezza
3° – 85°peso normale
85° – 97° percentilerischio sovrappeso
97° – 99° percentilesovrappeso
> 99° percentileobesità

Poi

Dai due anni ai 18 anni la diagnosi di obesità si basa sull’uso dell’Indice di massa corporea
5° – 85° Percentilepeso normale
85° – 97° percentilesotto i 5 anni rischio sovrappeso
sopra i 5 anni sovrappeso
97° – 99° percentilesotto i 5 anni sovrappeso
sopra i 5 anni obesità
> 99° percentilesotto i 5 anni obesità
sopra i 5 anni obesità severa

Distribuzione del grasso: mele e pere

L’IMC, tuttavia, non fornisce informazioni sul grasso totale o su come è distribuito nel corpo. Conoscere la distribuzione del grasso corporeo è molto importante. Ad esempio, un eccesso di grasso addominale può avere conseguenze serie in termini di problemi di salute.

Un modo per misurare la distribuzione del grasso è il rapporto tra circonferenza minima della vita e statura.

Fornisce un metodo semplice e pratico per identificare le persone in sovrappeso maggiormente a rischio di malattie associate all’obesità indipendentemente dal IMC.

Un valore del rapporto tra circonferenza minima della vita e statura superiore a 0,5 indipendentemente da sesso, età ed etnia è associato ad un aumento dei fattori di rischio cardiovascolari, indipendentemente dal BMI.

Significa che i soggetti hanno un eccesso di grasso addominale. Sono quindi maggiormente a rischio di incorrere in problemi di salute. Anche se il loro IMC è più o meno nella norma.

La distribuzione del grasso divide le persone in due categorie: androide e ginoide. I soggetti con una distribuzione del tessuto adiposo di tipo androide (forma a “mela”) hanno la maggior parte del grasso corporeo intraddominale e localizzato intorno allo stomaco e al petto.  Sono i soggetti che corrono maggiormente il rischio di sviluppare malattie correlate all’obesità.

Gli individui con una distribuzione del grasso di tipo ginoide (forma a “pera”) hanno la maggior parte del grasso corporeo localizzata intorno ai fianchi, alle cosce e al sedere. Sono i soggetti che corrono i rischi più alti di sviluppare problemi di mobilità. Gli uomini obesi hanno maggiori probabilità di essere “mele” e le donne “pere”.
In tutti i bambini con eccesso ponderale a partire dai 5 anni va calcolato il rapporto tra circonferenza minima della vita e statura.

Cause dell’obesità infantile

Possiamo distinguere due tipi di obesità sulla base delle cause: obesità secondaria e quella primaria.

L’obesità secondaria è dovuta a una precisa malattia, soprattutto endocrinologica. Oppure ad una serie di forme di obesità geneticamente trasmesse in associazione ad altre malattie ereditarie. L’obesità secondaria riguarda meno del 10% delle forme di obesità

La maggior parte dei bambini o adolescenti invece è affetta da obesità essenzialeI fattori cha contribuiscono allo sviluppo dell’obesità essenziale sono molti. Sono fattori genetici e ambientali.

Fattori genetici

I  fattori genetici che contribuiscono allo sviluppo dell’obesità sono molti. Ad oggi ne sono stati individuati almeno cento.

Questi fattori genetici sono stati favoriti nell’evoluzione probabilmente perché permettevano di risparmiare ed accumulare sostanze nutritive ed energetiche. Permettevano la sopravvivenza in condizioni di carenza di alimenti anche estrema.

Queste varianti genetiche oggi in un ambiente caratterizzato da un’eccessiva offerta di cibo ad alto contenuto energetico, favoriscono lo sviluppo di obesità

Fattori ambientali

I fattori ambientali agiscono già nel feto e nelle prime epoche di di vita. Nella prima infanzia, cioè in quella fase di vita che va dal concepimento al secondo anno di vita.

Sono in tutto mille giorni. Importantissimi non solo per lo sviluppo e la crescita del feto prima e del bambino poi, ma anche per la salute di tutta la vita.

La prima infanzia condiziona l’esistenza biologica dell’individuo. Quello che accade in questi primi mille giorni può influenzare la predisposizione a varie malattie da adulti.

La nutrizione nella prima infanzia ha un impatto determinante sulla salute negli anni a venire in quanto condiziona crescita, sviluppo cognitivo, maturazione del sistema immunitario, composizione del microbiota intestinale.

Fondamentale diventa l’alimentazione e lo stile di vita della madre durante la gravidanza. Infatti il basso peso (piccolo per l’età gestazionale SGA) alla nascita è uno dei principali fattori che predispone allo sviluppo di obesità nel bambino. In modo particolare per quei bambini che piccoli alla nascita presentano un rapido recupero di crescita nei primi anni di vita.

Il basso peso alla nascita dipende da una scarsa crescita in utero. Questa è legata a diversi fattori quali la malnutrizione o da una cattiva nutrizione della mamma.  L’obesità materna è una forma di malnutrizione. Anche i nati da madre fumatrice o diabetica hanno un rischio maggiore di sviluppare obesità.

Eccesso di proteine nella prima infanzia

Altro esempio classico ma poco conosciuto, è l’eccesso di apporto di proteine nella prima infanzia. Soprattutto dal sesto mese ai due anni di vita.

L’ultima revisione dei LARN Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana  (2014) ha prestato particolare attenzione al problema. Riducendo i valori di assunzione raccomandata (PRI) delle proteine nell’alimentazione del lattante (1,32 g/kg/die) e del toddler (1 g/kg/die). Nella letteratura internazionale il termine toodler indica il bambino dai sei mesi ai due anni.

Questo eccesso, caratteristico delle nostre società opulente, è una delle cause ambientali più importanti nel determinare l’obesità, con tutte le sue conseguenze negative sulla salute.

L’eccesso di proteine determina un aumento dei livelli plasmatici e tissutali di aminoacidi che causano l’aumento dell’insulina e di insulin like growth factor-1 (IGF-1). Insulina e IGF-1 in eccesso favoriscono lo sviluppo di un numero maggiore di preadipociti, che nelle età successive si trasformeranno in adipociti e tessuto adiposo.

Predisposizione all’obesità

Fanno parte della predisposizione allo sviluppo di obesità anche fattori epigenetici. L’epigenetica riguarda la possibilità che cause ambientali possano determinare cambiamenti ereditabili nell’espressione del genoma. Cioè nell’espressione delle informazioni contenute nel DNA.

Non ci troviamo quindi di fronte ad alterazioni del DNA ma a fattori che modificano il modo in cui il DNA viene letto e trasformato in molecole.

L’alimentazione della madre e l’eccesso di proteine dalla nascita a i due anni agiscono come fattori epigenetici.

Quindi i geni e alcuni fattori ambientali che modificano la loro modalità di trascrizione costituiscono la predisposizione all’obesità. Una alimentazione materna non adeguata e l’alimentazione nei primi mesi di vita fino a due anni indirizzano lo sviluppo o meno dell’obesità.

Se il bambino ha una predisposizione all’obesità tutti i fattori ambientali che la favoriscono porteranno ad un aumento del grasso.

Equilibrio energetico

Il principio fondamentale dell’equilibrio energetico è:
Changes in energy (fat) stores = energy (calorie) intake – energy expenditure

Cioè si accumula grasso quando le calorie che ingeriamo con la dieta superano quelle che spendiamo con le nostre attività. Molto semplice e chiaro.

Questo soprattutto se il bambino o l’adolescente ha una predisposizione verso l’obesità.

Un’alimentazione ricca di macronutrienti ad elevata contenuto calorica favorisce sempre di più, con il passare degli anni l’accumulo di grasso. Soprattutto se cioè è accompagnato ad elevata sedentarietà.

La famiglia e le sue abitudini alimentari

L’avere uno o entrambi i genitori obesi è uno dei fattore di rischio più importante per la comparsa dell’obesità in un bambino.

Perché il bambino eredita i geni dei genitori. Inoltre le abitudini alimentari della famiglia possono determinare una cattiva alimentazione della madre durante la gravidanza e un eccesso di proteine nei primi due anni di vita.

Quindi determina l’insorgenza della predisposizione del bambino a diventare obeso. Se poi le abitudini alimentari della famiglia non cambiano, questa predisposizione all’obesità si esplicita. Infatti in una famiglia in cui l’alimentazione è ricca di macronutrienti ad elevata contenuto calorica il bambino che ha acquisito la predisposizione non può che continuare ad accumulare grasso.

Altri fattori di rischio per lo sviluppo di obesità sono:

  • elevato stress familiare
  • disturbi del sonno
  • ridotta attività fisica o la sedentarietà
  • maggior utilizzo di televisione e videogiochi
  • saltare la prima colazione
  • consumare snack fuori pasto
  • usare bevande zuccherate
  • precoce introduzione di cibi solidi negli allattati artificialmente

Rischio di diventare un adulto obeso

Il rischio relativo per un bambino obeso di diventare un adulto obeso aumenta con l’età ed è direttamente proporzionale alla gravità dell’eccesso ponderale.

Fra i bambini obesi in età prescolare, dal 26 al 41% è obeso da adulto. Fra i bambini in età scolare tale percentuale sale al 69%.

Nell’insieme, il rischio per i bambini obesi di divenirlo da adulti varia tra 2 e 6,5 volte rispetto ai bambini non obesi. La percentuale di rischio sale all’83% per gli adolescenti obesi.

Le conseguenze dell’obesità e del sovrappeso sulla salute

Com’è noto l’obesità determina nel bambino e nell’adolescente una serie di problemi di tipo medico, sia fisici sia psicologici, anche gravi.

Sappiamo infatti che il tessuto adiposo non è un tessuto inerme. E’ un tessuto attivo, in grado di produrre un gran numero di sostanze che favoriscono l’infiammazione a livello di tutto l’organismo. Il bambino obeso ha uno stato di cronica infiammazione che se dura per anni può favorire l’insorgenza delle complicanze

Complicanze organiche più importanti:

  • pubertà precoce
  • ipogonadismo
  • dislipidemia
  • ipertensione arteriosa
  • intolleranza al glucosio, diabete
  • sindrome metabolica
  • malattia cronica del fegato: steatosi, steatoepatite non alcolica
  • ovaio policistico
  • calcolosi biliare
  • complicanze ortopediche
  • complicanze respiratorie (sindrome da “apnea nel sonno”)

Complicanze psicologiche più frequenti:

  • disturbi dell’immagine corporea
  • disturbi del comportamento alimentare
  • depressione

Vista la frequenza di queste complicanze nel bambino obeso, è consigliato ricercarle con attenzione sempre. Soprattutto se sono presenti familiarità per: ipertensione, diabete, dislipidemia, malattia cardiovascolare.

Dislipidemie e ipertensione arteriosa

L’obesità favorisce l’insorgenza di dislipidemie e ipertensione arteriosa.

I bambini obesi hanno maggiori probabilità di avere alti livelli di trigliceridi (grassi). Di lipoproteina a bassa densità (LDL) o “colesterolo cattivo”. Una diminuzione della lipoproteina ad alta densità (HDL) o “colesterolo buono”.

Questo profilo metabolico si riscontra il più delle volte nelle persone obese con un elevato accumulo di grasso endo-addominale (forma a “mela”). Con la perdita di peso, è prevedibile un miglioramento dei livelli di lipidi nel sangue. Una perdita di peso di 10 kg può determinare un calo del 15% dei livelli di colesterolo LDL e dell’8% dei livelli di colesterolo HDL.

L’associazione tra ipertensione (pressione arteriosa elevata) e obesità è ampiamente documentata. La proporzione di ipertensione attribuibile all’obesità, nelle popolazioni occidentali, è stata stimata intorno al 30-65%.

In effetti, la pressione arteriosa sale parallelamente al IMC. Per ogni aumento di peso di 10 kg, la pressione sale di 2-3 mmHg. Inversamente, il calo di peso induce una diminuzione della pressione arteriosa. Per ogni riduzione del peso corporeo pari all’1%, la pressione scende di 1-2 mmHg.

La diffusione dell’ipertensione nei ragazzi in sovrappeso è quasi tre volte superiore rispetto a quelli con peso normale. Il rischio di ipertensione negli individui in sovrappeso tra i 20 e i 44 anni è quasi sei volte superiore rispetto agli adulti con peso normale.

Diabete di tipo 2 e resistenza all’insulina

Di tutte le malattie gravi, il Diabete di Tipo 2 è quello maggiormente legato all’obesità e al sovrappeso. Il rischio di sviluppare il Diabete di Tipo 2 aumenta già con un IMC nettamente al di sotto della soglia dell’obesità (IMC = 30).

Le donne obese hanno probabilità 12 volte superiori di sviluppare il Diabete di Tipo 2 rispetto alle donne con un peso normale. Il rischio di Diabete di Tipo 2 aumenta parallelamente all’IMC, soprattutto nei soggetti con una predisposizione genetica a questa malattia. Cala parallelamente alla perdita di peso.

Malattie cardiovascolari, diabete e mortalità

L’obesità che insorge nel bambino e continua nell’adulto porta con se: dislipidemie, ipertensione arteriosa, aterosclerosi, diabete, sindrome metabolica precoci.

Tutti fattori di rischio per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari, cioè malattia coronarica, ictus e malattia vascolare periferica.

Patologie che sono responsabili di un’elevata percentuale (fino ad un terzo) della mortalità di uomini e donne nella maggior parte dei Paesi industrializzati. Con una crescente incidenza nei Paesi in via di sviluppo.

Questo può portare il bambino obeso ad avere una significativa diminuzione dell’aspettativa di vita.

Articolazioni e dolori

Le malattie degenerative delle articolazioni portanti, come il ginocchio, sono complicazioni molto diffuse dell’obesità e del sovrappeso.

Il danno meccanico alle articolazioni, determinato dal carico eccessivo, è generalmente ritenuto esserne la causa.

Anche il dolore nella parte inferiore della schiena è più comune nei soggetti obesi. Può essere uno dei fattori che contribuiscono maggiormente a causare l’assenza dal lavoro imputabile all’obesità.

Aspetti psicologici

L’obesità è decisamente stigmatizzata in molti Paesi europei. Sia in termini di percezione di un aspetto fisico indesiderabile che in termini di difetti di carattere che si suppone indicare. Già a sei anni, i bambini percepiscono i coetanei obesi come “pigri, sporchi, stupidi, brutti, bugiardi e imbroglioni”.

Le persone obese devono lottare contro la discriminazione. Facilmente perdono il loro benessere psicologico.

Le ricerche recenti mettono infatti in evidenza la stretta relazione che intercorre tra bassa autostima e eccesso di peso nei bambini obesi. Questi studi dimostrano quanto e come l’obesità non sia soltanto un fattore fisico e metabolico, ma quanto profondamente l’emotività giochi un ruolo fondamentale nell’insorgere di disturbi alimentari, e quanto un’infanzia serena e il sentirsi amati e stimati dai genitori siano determinanti.

Cancro

La correlazione tra obesità e cancro è meno ben definita. Vari studi hanno rilevato un’associazione tra sovrappeso e incidenza di alcune forme di cancro. In particolare quelle ormone-dipendenti e gastrointestinali.

Sono stati documentati maggiori rischi di cancro al seno, all’endometrio, alle ovaie e all’utero nelle donne obese.
Vi sono prove di un aumento del rischio di cancro alla prostata e al retto negli uomini.

L’associazione più netta è con il cancro al colon. Per il quale l’obesità aumenta di quasi tre volte il rischio, sia nell’uomo che nella donna.

Prevenzione dell’obesità

Da quanto abbiamo visto risulta del tutto chiaro che la famiglia deve pensare il prima possibile alla prevenzione dell’obesità. Già l’alimentazione e lo stile di vita durante la gravidanza vanno curati con attenzione. Particolare riguardo deve essere posto all’alimentazione nei primi due anni di vita. Evitando accuratamente un eccesso di proteine.

Va poi fatta una dieta varia ed equilibrata dall’anno in poi.

Se è necessario tutta la famiglia dovrebbe passare ad una dieta sana. Lo so può essere un problema difficile. Ma per la salute dei nostri bambini possiamo fare questo ed altro. Soprattutto affinché arrivino sani e forte in età adulta.

Parliamone sempre con il nostro pediatra di fiducia. Il pediatra riveste il ruolo principale nella prevenzione dell’obesità. In quanto ha la possibilità di dare avvio precocemente all’educazione di genitori e bambini. Al fine di promuovere abitudini nutrizionali sane e di avvicinare il più possibile i bambini alla pratica dell’attività fisica.

Cura dell’obesità

Se il bambino è sovrappeso o peggio obeso è necessario capire l’importanza di intervenire il prima possibile. La chiara evidenza che l’obesità si può accompagnare a complicanze anche gravi e nel corso del tempo ridurre l’aspettativa di vita del futuro adulto giustifica l’attivazione di procedure diagnostiche, preventive e terapeutiche il più precoci possibili.

La precocità d’intervento è fondamentale per ottenere un ritorno alla normalità delle varie complicanze.

Lo scopo primario del trattamento dell’obesità è il miglioramento a lungo termine sulla salute fisica attraverso stili di vita corretti. A tale scopo è necessario il coinvolgimento attivo di tutta la famiglia.

Cardini della cura classica dell’obesità sono:

  • iniziare un’alimentazione sana ed equilibrata
  • iniziare a svolgere attività fisica in maniera regolare, con le giuste precauzioni

L’impiego di diete in generale, soprattutto se sbilanciate (iperproteiche o ipoglicidiche) o fortemente ipocaloriche è vivamente sconsigliato.

Anche qui la prima cosa è parlarne con il pediatra di famiglia che saprà valutare se è necessario inviare il piccolo in un centro pediatrico per la cura dell’obesità di terzo livello.

Sempre più spesso infatti per curare il bambino obeso sono necessarie diverse figure che lavorano insieme. Oltre al pediatra è spesso necessaria la presenza di un dietista, uno psicologi, un endocrinologo, un ortopedico sempre pediatri o abituati a lavorare con i bambini.

Approccio cognitivo comportamentale

Negli ultimi anni sta assumendo sempre più importanza un approccio di tipo cognitivo comportamentale al bambino e alla famiglia. Deve essere affidato a professionisti psicologi specializzati.

Questi nuovi programmi hanno la finalità di arrivare ad una riduzione del peso corporeo attraverso colloqui che rendono il bambino autonomo.

In cui si cerca di superare i sensi di colpa legati al peso del bambino. Di superare il cattivo rapporto che il bambino ha della sua immagine corporea.

Questo percorso educativo cerca di superare la vergogna che blocca la famiglia davanti ad una malattia come l’obesità. Di affrontare e di ridurre gli episodi di derisione e di bullismo tanto comuni in ambito scolastico.

Atteggiamenti che fanno soffrire i bambini e gli adolescenti. Si cerca di modificare le rappresentazioni mentali, gli atteggiamenti i comportamenti delle famiglie con obesità nei confronti degli alimenti e dell’attività motoria.

Attraverso un processo di crescita culturale e presa in carico consapevole ed autonoma delle loro scelte di vita. La cura può durare circa tre anni. Per recuoperare ed aumentare la motivazione a perseguire e raggiungere risultati a piccoli passi.

Terapia farmacologica dell’obesità

In età pediatrica può essere ipotizzato un trattamento farmacologico solo in presenza di gravissime forme di obesità refrattaria alla terapia dietetica e cognitivo-comportamentale. Oltre che gravata da complicanze potenzialmente irreversibili.

L’utilizzo di farmaci in età pediatrica può essere previsto solo nell’ambito di sperimentazioni cliniche controllate.

Il farmaco utilizzabile in età pediatrica è l’Orlistat, la cui efficacia (sempre in associazione a dieta ed esercizio fisico) è però modesta. La Food and Drug Administration ha approvato l’uso dell’Orlistat per pazienti con età >12 anni.

L’impiego della Metformina è indicato in caso di bambini/adolescenti obesi con DMT2.

Chirurgia bariatrica

In età pediatrica la chirurgia bariatrica è considerata l’ultima soluzione in pazienti resistenti a tutti gli altri trattamenti, particolarmente se si è in presenza di complicanze potenzialmente letali.

Cosa abbiamo imparato

Il sovrappeso e l’obesità sono malattie gravi. Anche nei bambini e negli adolescenti hanno importanti conseguenze sulla salute, riducendo l’aspettativa di vita di queste persone.

E’ in età pediatrica, soprattutto dal concepimento ai primi due anni di vita, che si pongono le basi dell’obesità.

Fondamentale è prevenire questa condizione in famiglie a rischio. Tutti gli interventi per ottenere un successo devono coinvolgere tutta la famiglia.

Oltre alla classica dieta associata all’attività fisica, negli ultimi anni trova sempre più spazio l’approccio cognitivo comportamentale. Con ottimi risultati.


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