Mal di testa: conosciamolo e curiamolo nel modo giusto

Il mal di testa, o cefalea, è un sintomo molto frequente non solo nei pazienti adulti, ma anche in quelli pediatrici, specialmente in età scolare.

Mal di testa conoscerlo e curarlo nel modo giusto

Un bambino su 4 ha avuto almeno un episodio di mal di testa nel corso dell’anno.

In particolare l’emicrania è la malattia neurologica genetica più diffusa tra i piccoli e in Italia colpisce circa 10 bambini su 100.

Esistono diverse forme di cefalea, ma nella maggior parte dei casi il mal di testa non è legato ad una malattia grave. Non bisogna effettuare esami inutilmente, ma solo sotto indicazione del pediatra di fiducia o dello specialista neurologo.

Esistono diversi tipi di mal di testa con evoluzione e implicazioni terapeutiche completamente diverse.

Cefalee primarie e secondarie

La prima importante distinzione da fare è quella fra cefalee primarie e cefalee secondarie.

Le prime sono legate a una predisposizione genetica, mentre nelle seconde il mal di testa è il sintomo di una malattia che deve essere identificata e curata.

Sono cefalee primarie la maggior parte dei di mal di testa accusati dal bambino. Soprattutto quelli in cui gli episodi del disturbo tendono a ripetersi.

Le cefalee primarie comprendono:

  • emicrania
  • cefalea tensiva
  • cefalea a grappolo (molto rara in età pediatrica)

L’emicrania rappresenta la più frequente cefalea primaria del bambino, almeno fino all’adolescenza.

Le cefalee secondarie sono dovute a una causa organica, una malattia che si manifesta con il mal di testa.

Le malattie che possono causarle sono varie e di diversa gravità:

  • sinusiti
  • infezioni delle prime vie aeree (sindromi influenzali, faringiti, riniti, eccetera)
  • meningiti ed encealiti
  • tumori cerebrali (comunque piuttosto rari in età pediatrica)

Mal di testa: condizione molto frequente

Alcune statistiche dimostrano che circa il 25% di bambini in in età scolare riferisce di aver avuto almeno un episodio di mal di testa nel corso dell’anno.

In particolare l’emicrania è la malattia neurologica genetica più diffusa tra i piccoli e in Italia colpisce circa 10 bambini su 100.

Nel nostro paese 7,2 milioni di persone soffrono di emicrania.

Durante l’adolescenza, diventa più comune tra le donne e questo fenomeno persiste per tutta la durata della vita.

Emicrania

L’emicrania è la malattia neurologica più diffusa, colpisce infatti una persona su 8.

La parola deriva dal greco ἡμικρανία (hemikranìa), “dolore su un lato della testa”, da ἡμι- (hemi-), “metà”, e κρανίον (kranìon), “teschio”.

Esistono due forme principali di emicrania:

  1. emicrania con aura: in cui la cefalea è preceduta da sintomi neurologici transitori e reversibili, definiti aura emicranica
  2. emicrania senza aura: in cui tali disturbi sono assenti

Può manifestarsi a qualsiasi età, persino nei primi mesi di vita, anche se di solito i sintomi nella prima infanzia non includono il mal di testa.

L’ emicrania con aura è molto più rara rispetto alla comune emicrania senza aura.

Le cause

È tipicamente dovuta ad una predisposizione genetica, testimoniata spesso dalla presenza di altri casi di emicrania nella famiglia di appartenenza.

I casi familiari comprendono circa i due terzi e raramente si verificano a causa di un singolo difetto genetico.

Studi effettuati su gemelli indicano una possibile influenza genetica che varia dal 34% al 51% sulla probabilità di sviluppare emicrania. Questa correlazione è più forte per l’emicrania con aura rispetto per l’emicrania senza aura.

Le emicranie dovute alla mutazione di un solo gene sono rare. Una di questi è nota come emicrania emiplegica familiare, presenta aura.

In passato si pensava che la causa fosse legata ad vasodilatazioni e vasocrostrizioni  delle arterie che portano sangue al cervello. Queste alterazioni ci sono ma non bastano da sole a spiegare la malattia.

Ora si pensa che le emicranie trovino la loro causa in alterazioni della parte più profonda del sistema nervoso centrale. Nei nuclei del tronco cerebrale.

Alcuni studiosi hanno evidenziato un assottigliamento della materia grigia nella zona del cervello che gestisce il dolore. Questo assottigliamento varia a seconda dell’intensità e della frequenza degli attacchi.

Altri studiosi, invece, notano un ispessimento della corteccia cerebrale nella zona occipitale che gestisce la vista. Per questo, in alcuni tipi di emicrania si ha della cecità totale o parziale per un certo periodo di tempo.

I sintomi dell’emicrania

Il bambino piccolo avverte sintomi definiti come equivalenti emicranici che comprendono:

  • il vomito ciclico
  • i dolori addominali ricorrenti
  • le vertigini parossistiche benigne
  • il torcicollo parossistico
  • i dolori ricorrenti agli arti inferiori (comunemente noti come “dolori di crescita”)
  • il mal d’auto

Il bambino più grande, invece, avverte in maniera dominante il mal di testa. Generalmente di intensità medio-forte, talora anche di breve durata (anche 5-10 minuti).

In alcuni casi il dolore interessa metà del capo ed è pulsante – spesso i bambini dicono di sentire il cuore in testa.

Vi può essere poi la presenza di sintomi di accompagnamento, come:

  • il fastidio per la luce (fotofobia)
  • il fastidio per i rumori (fonofobia)
  • il fastidio per gli odori (osmofobia)

E, ancora, nausea, vomito, dolori addominali e pallore. Inoltre, durante l’attacco emicranico il bambino appare particolarmente abbattuto, a volte sonnolento, e può accadere che egli interrompa le sue attività.

Nella forma di emicrania con aura – molto più rara rispetto alla comune emicrania senza aura – il mal di testa è preceduto, o accompagnato, da veri e propri sintomi neurologici:

  • disturbi della vista: visione di luci, offuscamento della vista, perdita transitoria di parte del campo visivo (vedi immagine)
  • formicolii e riduzione della sensibilità di un arto o di metà del corpo
  • difficoltà a muovere un arto o metà del corpo
  • disturbo del linguaggio

Fase prodromica

Nella metà circa dei ragazzi l’emicrania può essere precedita da sintomi prodromici o premonitori. Con un esordio che può variare da due ore a due giorni prima dell’inizio del dolore o dell’aura.

Questi sintomi possono includere una vasta gamma di fenomeni, tra cui:

  • alterazione dell’umore
  • irritabilità
  • depressione o euforia
  • stanchezza
  • voglia di certi cibi
  • rigidità muscolare (soprattutto nel collo)
  • stitichezza o diarrea
  • ipersensibilità agli odori o ai rumori

Ciò può verificarsi in persone con emicrania con aura o senza aura.

Fase postdromica

Gli effetti dell’emicrania possono persistere per alcuni giorni dopo che il mal di testa principale è finito. Questa è chiamata emicrania postdromica.

Molti pazienti riportano una sensazione di dolore nella zona in cui vi era l’emicrania. Qualche relazione alterata nel pensiero, per alcuni giorni dopo che il mal di testa è passato.

Il paziente può sentirsi stanco e presentare dolore alla testa. Difficoltà cognitive, sintomi gastrointestinali, cambiamenti dell’umore e debolezza.

Fattori scatenanti

L’emicrania può essere indotta da fattori scatenanti.

Molte cause sono state etichettate come tali, tuttavia la forza e l’importanza di queste correlazioni sono incerte.

Un fattore scatenante può incorrere fino a 24 ore prima della comparsa dei sintomi.

Possono fungere da fattori scatenanti:

  • Fame e fatica
  • Reazioni allergiche
  • Luci intense, rumori, alcuni odori e profumi
  • Stress fisico o psicologico
  • Cambiamenti nelle abitudini del sonno
  • esposizione al fumo passivo
  • Saltare un pasto
  • Assunzione di cibi contenenti tiramina (vino rosso, formaggio stagionato, pesce affumicato, fegato di pollo, fichi e alcuni tipi di fagioli), glutammato monosodico (MSG) o nitrati (insaccati)
  • Cibi come cioccolato, nocciole, arachidi (burro), avocado, banana, agrumi, cipolle, prodotti caseari, cibi fermentati o conservati
  • Permanenza prolungata di fronte a monitor o televisori

Alimentazione

Studi sui fattori dietetici hanno dimostrato che non vi sono prove che ne dimostrino e ne confutino la possibile correlazione con l’emicrania.

Alcuni pazienti riferiscono di trarre giovamento riducendo l’assunzione di cibi contenenti glutine (alimenti contenenti farine di frumento, avena, orzo, segale, farro, spelta, kamut, triticale, monococco).

Questo rapporto deve però essere ulteriormente studiato ed approfondito.

Tiramina

Benché la statunitense National Headache Foundation abbia formulato una lista specifica di tutti gli alimenti contenenti tiramina identificandoli come trigger emicranici, nel 2003 uno studio dimostrò l’assenza di diretta correlazione tra assunzione di tiramina e l’attacco emicranico.

Cefalea tensiva e cefalea a grappolo

La cefalea tensiva colpisce per lo più nel periodo adolescenziale. In questo caso il dolore è generalmente di intensità medio-lieve, bilaterale e costrittivo – come una morsa – ed è solo eccezionalmente associato a nausea, fastidio per la luce e per i rumori. L’adolescente sembra in grado di proseguire le sue attività.

La cefalea a grappolo è un terzo tipo di cefalea primaria, molto raro in età pediatrica.

Si tratta di un mal di testa che si manifesta con episodi di dolore estremamente intenso, della durata di circa 30 minuti, a carico di una regione orbitaria.

Spesso si associa a nausea, vomito, fonofobia e fotofobia, lacrimazione intensa, arrossamento congiuntivale, abbassamento della palpebra (ptosi) e ostruzione nasale.

In questi bambini il dolore tende a ripetersi con notevole regolarità quotidianamente, alla stessa ora (specie di notte), per un periodo generalmente variabile tra i 15 e i 30 giorni.

Come si fa la diagnosi

Bisogna considerare che la maggior parte dei mal di testa dei bambini sono inquadrabili nell’ambito di un’emicrania o di una cefalea tensiva. Per cui non è assolutamente necessario ricorrere a esami diagnostici.

La prima figura medica di riferimento è il pediatra di fiducia. Sia nel caso del singolo episodio di cefalea che in quello in cui gli attacchi di mal di testa tendono a ripetersi. Il pediatra dovrà valutare la necessità o meno di avviare un percorso diagnostico più complesso.

Nei casi più complessi – o in presenza di un dubbio nella diagnosi o per resistenza alle terapie – il bambino dovrebbe essere inviato ad un centro cefalee specializzato per l’età pediatrica.

Da evitare l’esecuzione casuale di esami diagnostici, spesso inutili o invasivi (per esempio l’Rx dei seni paranasali o la TC del cranio), che possono portare il piccolo paziente a sentirsi “malato”, con il rischio di peggiorare la sua cefalea.

Nella maggior parte dei casi infatti un’anamnesi accurata e un esame clinico completo consentono di stabilire il tipo di mal di testa e da cosa è originato.

Solo nel 20% dei casi si rendono necessari ulteriori accertamenti tramite esami strumentali (in particolare TC o RMN cerebrale).

Durante l’esame clinico è fondamentale l’analisi del fondo oculare per rilevare l’aumento della pressione intracranica, sentinella dell’eventuale presenza di patologie gravi come le encefalopatie o alcuni tipi di tumore.

La diagnosi è fondamentalmente clinica. Basata sulla precisa valutazione dei sintomi che presenta il paziente, della loro durata e frequenza.

Esami come l’elettroendefalogramma, la risonanza magnetica e la tomografia assiale computerizzata servono per escludere altre malattie che si manifestano con sintomi simili. 

Complicanze o eventuali problemi sociali

La principale complicanza legata alla cefalea in età pediatrica è la possibile cronicizzazione. In età evolutiva sono due i principali determinanti della cronicizzazione della cefalea: l’abuso degli antidolorifici e fattori psicologici.

L’abuso di antidolorifici (più di 15 assunzioni al mese) non solo porta alla cronicizzazione della cefalea, ma ha ricadute negative sulla vita dei ragazzi.

Un mal di testa ripetuto giorno dopo giorno è invalidante e tra i più giovani si può tradurre nella perdita di molti giorni di scuola se non dell’intero anno scolastico.

La componente di tipo psicologico svolge un ruolo significativo nella manifestazione delle cefalee e rappresenta un fattore potenzialmente aggravante soprattutto per l’emicrania.

Ne sono esempio i bambini emicranici che lamentano numerosi mal di testa durante il periodo scolastico e che migliorano durante le vacanze.

La terapia

Per le cefalee secondarie, la terapia deve essere indirizzata verso la causa del mal di testa (per esempio, un trattamento farmacologico per una sinusite).

Nel caso delle cefalee primarie ci sono notevoli possibilità terapeutiche. A questo proposito, è estremamente importante premettere che qualsiasi scelta terapeutica venga studiata dietro controllo medico, perché l’automedicazione, sconsigliabile nell’adulto, può essere pericolosa nel bambino.

Esistono due tipi di terapia delle cefalee primarie:

  • terapia dell’attacco
  • terapia di profilassi delle risi successive

La terapia dell’attacco consiste nell’utilizzare tutti i mezzi, inclusi quelli farmacologici, per ridurre il dolore provato dal bambino. È importante eliminare il dolore sia da un punto di vista etico, sia perché il dolore non trattato tende a ripetersi e, quindi, a diventare cronico.

A giudizio del pediatra o dello specialista del centro cefalee, la terapia di profilassi – che può essere o meno di tipo farmacologico – è indicata quando la frequenza e l’intensità dei mal di testa siano tali da interferire con le attività quotidiane del bambino.

Una buona terapia di profilassi personalizzata consente al piccolo paziente e alla sua famiglia di migliorare le condizioni di vita, dal rendimento scolastico alla ripresa dell’attività sportiva.

Prevenzione

Non esistono strumenti per prevenire l’insorgenza delle cefalee. In particolare le forme primarie riconoscono una predisposizione genetica ed è quindi impossibile rimuovere le cause che le determinano.

Tuttavia possiamo intervenire per ridurre la frequenza degli attacchi attraverso le terapie farmacologiche di profilassi. Tramite approcci non farmacologici come il monitoraggio e la gestione dei fattori psicologici che possono essere collegati all’alta frequenza degli attacchi di cefalea.

Qualche Consiglio per i genitori

I consigli che si possono dare ai genitori sono:

  • considerare che nella maggior parte dei casi il mal di testa del bambino non è legato ad una malattia grave e non bisogna effettuare esami inutilmente ma solo sotto indicazione del pediatra o dello specialista neurologo
  • monitorare l’andamento della cefalea attraverso un diario dove riportare le caratteristiche di frequenza e qualitative della cefalea
  • imparare a gestire l’attacco acuto di cefalea ed in particolare evitare ritardi nell’assunzione di antidolorifici che, ricordiamo, vanno somministrati all’inizio dell’attacco per garantire una maggiore efficacia
  • fare comunque attenzione ad evitare l’abuso di farmaci per l’attacco (> 15 al mese)
  • non sottovalutare il ruolo dei fattori psicologici nello scatenamento degli attacchi di cefalea e nella cronicizzazione del dolore

Cosa abbiamo imparato

Il mal di testa è un disturbo molto frequente in età pediatrica, sia nel bambino che nell’adolescente.

Nella stragrande maggioranza dei casi è dovuto ad una cefalea primaria cioè ad emicrania o cefalea tensiva.

Il mal di testa del bambino non è legato ad una malattia grave. Il consiglio è quello di rivolgersi al pediatra di fiducia.

Sarà lui a decidere, insieme a voi, se inviare il bambino ad un centro per le cefalee o sottoporlo ad esami.

Anche per la terapia è assolutamente sconsigliato il fai da te. La terapia corretta deve essere importata dal pediatra in eventuale collaborazione con il centro cefalee.

Il fai da te può solo rappresentare un fattore di rischio per la cronicizzazione del mal di testa. Attraverso l’abuso di farmaci o la loro somministrazione nel momento sbagliato.


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