Alimentazione: eccessi e difetti cruciali nei primi anni di vita

Torno su un tema già trattato ma di fondamentale importanza per tutta la vita del bambino e del futuro adulto.

L’alimentazione è necessaria  per garantire l’accrescimento fisico, lo sviluppo neuropsicologico e il mantenimento dello stato di salute.

Tuttavia, mentre accrescimento e neurosviluppo sono propri dell’età pediatrica, il mantenimento dello stato di salute è una necessità che persiste per tutta la durata della vita.

L’impatto dell’alimentazione sulla salute inizia durante la vita intrauterina. Già nel grembo materno l’organismo in rapidissimo accrescimento e profonda trasformazione interagisce con il metabolismo della madre attraverso i nutrienti che riceve tramite il cordone ombelicale.

Questo processo contribuisce a plasmare le capacità del bambino a regolare efficientemente il proprio metabolismo sia durante la vita fetale che nelle età successive. L’organismo del feto si adatta infatti alla condizione metabolica che sperimenta in utero e nelle prime fasi postnatali. Questo influenza persistentemente la sua capacità di modulare il metabolismo nella vita successiva, a lungo termine (“programming metabolico”).

Pertanto, l’alimentazione della madre è fondamentale in gravidanza, ma anche durante l’allattamento e successivamente. Il ruolo svolto dalla madre è infatti doppiamente importante: metabolico ed educativo.

Infatti, se le abitudini nutrizionali materne sono buone, è assai probabile che il feto ed il piccolo lattante maturi una capacità di programmare le proprie caratteristiche di regolazione metabolica in modo ottimale.

Allo stesso modo, il rapporto con il cibo che la madre vive, le sue abitudini in termini di orari, durata, composizione, modalità di preparazione e di consumo dei pasti influenzano in maniera rilevante il comportamento del bambino e il suo rapporto con il cibo.

L’apprendimento più immediato, tipico dell’infanzia, è quello per imitazione. Pertanto, il buon esempio della mamma e della famiglia favoriscono la persistenza nelle età successive delle buone abitudini apprese da piccoli.

Ecco quindi la necessità che la madre dedichi cura alla sua alimentazione, che in modo sia diretto che indiretto, ha un notevole impatto sul presente e il futuro di salute del suo bambino.

Un’alimentazione corretta e a misura di bambino: i fattori più importanti

Va garantita la quantità di nutrienti ottimale.

Il latte materno fornisce tutti i nutrienti in proporzione ottimale fino al sesto mese di vita. Successivamente il latte deve essere complementato con altri alimenti per soddisfare gli aumentati fabbisogni che il solo latte non può più garantire.

Di qui l’importanza che gli alimenti complementari durante lo svezzamento siano offerti nella quantità adeguata e nella giusta proporzione nei diversi pasti.

Sono infatti possibili rischi di carenze come di eccessi.

Carenze

Ad esempio, carenze più comuni possono verificarsi per vitamina D, ferro, calcio. Se viene condotto uno svezzamento privo di alimenti di origine animale è possibile anche una carenza di vitamina B12. Utile la supplementazione in vitamina D in tutti i bambini, vista l’endemica carenza nella popolazione legata soprattutto alla scarsa esposizione solare.

Ferro e calcio sono presenti in forma ottimamente biodisponibile nel latte materno e sono contenuti in quantità adeguate nelle formule lattee per l’infanzia. L’introduzione di un latte carente in ferro e troppo ricco di proteine – come il latte vaccino – va valutata con grande attenzione, e va certamente evitata prima dei 12 mesi e in caso di una dieta non equilibrata, sentito il parere del Pediatra, anche successivamente.

La vitamina B12 va supplementata nel caso di svezzamento privo di alimenti di origine animale.

Recentemente è stata sottolineata nei LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana, IV revisione, 2014) l’importanza dell’assunzione dei grassi nella prima infanzia, che dovrebbero coprire il 40% delle calorie totali giornaliere nel primo anno di vita e dal 35 al 40% dai 12 ai 36 mesi.

Vista l’importanza dell’assunzione lipidica in questa fase della vita, è importante sottolineare che la quota lipidica consigliata venga rispettata, con un occhio anche al tipo di grassi – se saturi o insaturi.

Ovviamente la quota di grassi va calcolata in grammi al giorno, rispettando i fabbisogni energetici giornalieri. Ad esempio a 24 mesi il fabbisogno medio di energia è di circa 1.100 kcal/die; il 35-40% corrisponde a circa 45 g di grassi.

Una carenza cronica, evidente soprattutto dopo i 24 mesi di vita, e comune alla gran parte dei bambini europei è la scarsa assunzione di alimenti vegetali (frutta e verdura) con possibile carenza di fi bra, minerali e vitamine idrosolubili.

Il ruolo positivo svolto dalla fibra alimentare è ben noto e l’incremento del consumo di frutta e verdura è una necessità da soddisfare mantenendo le buone abitudini apprese nell’infanzia.

Eccessi

Il problema nutrizionale più comune nella nostra popolazione è la sovralimentazione, così diffusa in questi ultimi decenni da aver causato un drammatico aumento del sovrappeso e dell’obesità anche nei bambini. Molti bambini anche piccoli mangiano di più di quanto dovrebbero. E, in media, si muovono poco, troppo poco.

I ridotti fabbisogni legati alla sedentarietà comportano aumento di peso anche se gli apporti non sono eccessivi. A volte sono somministrate ai bambini calorie in eccesso in modo del tutto inconsapevole, magari attraverso bevande zuccherate o dolcetti o semplicemente con porzioni un po’ generose.

Le proteine sono il nutriente più comunemente assunto in eccesso rispetto a quanto raccomandato.

Il rischio di assumere troppe proteine è veramente elevato e legato principalmente ad una dieta ricca in alimenti di origine animale. Il latte di crescita, ad esempio, avendo un contenuto proteico di circa la metà rispetto al latte vaccino, può contribuire a contenere l’intake proteico dopo l’anno di vita nel piccolo che non assume più latte materno. Peraltro, anche i vegetali (cereali, legumi) contengono proteine e quindi il loro contributo va considerato nel calcolare gli apporti totali.

Un buon equilibrio tra proteine vegetali/animali uguale a 1 è considerato ideale. La dieta corretta prevede che la quantità di proteine sia calcolata in funzione di età, sesso, e peso del bambino e venga ripartita nei 5 pasti della giornata (colazione, pranzo, cena e due merende) sin dopo il sesto mese di vita.

Altro eccesso è dato dagli zuccheri semplici, che dovrebbero essere contenuti in una percentuale non superiore al 15% delle calorie totali assunte nella giornata (LARN, Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana, IV revisione, 2014). Già nei più piccoli però, l’assunzione di bevande zuccherate e, successivamente, di alimenti dolci, promuove il superamento di questo limite.

Infine il sale. Troppo sale favorisce la comparsa di ipertensione, come riportato dall’OMS. Il sale viene spesso aggiunto nella preparazione e/o cottura di molti cibi o direttamente in tavola. E’ quindi molto facile superare la quantità raccomandata anche nei bambini.

L’alimentazione va quindi personalizzata a misura di bambino e offerta nel rispetto delle raccomandazioni nutrizionali, avvalendosi del consiglio del pediatra.

Lo stile alimentare e lo stile di vita

Quando si affronta il tema nutrizione non si può dimenticare che esso è strettamente legato allo stile di vita generale e a quello motorio in particolare. Del resto l’alimentazione ha lo scopo di rifornire l’organismo di quanto ha consumato in parte per la crescita ma, soprattutto, per il mantenimento dei fenomeni vitali e il movimento.

Imparare a mangiare in modo corretto si dovrebbe sempre accompagnare a fare proprio uno stile di vita attivo in cui l’attività motoria sia praticata con regolarità, divertendosi.


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One Response

  1. Michael Lewis 25/02/2017

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