Dopo 40 anni messo un nuovo farmaco contro la tubercolosi

I farmaci comunemente usati contro la tubercolosi, sono molto datati e forniscono una buona capacità di eliminare il microorganismo.

Dopo 40 anni messo un nuovo farmaco contro la tubercolosi

Ci troviamo però di fronte a due problemi:

  • il riemergere della malattia nei paesi occidentali e anche in Italia.
  • il problema della tubercolosi multi-resistente ai comuni antibiotici e chemioterapici utilizzati. L’ampiezza dell’epidemia di TB multi-resistente è impressionante, con 310.000 nuovi casi registrati nel 2011.

Si inserisce in questo quadro il premio ricevuto in occasione dell’European Inventor Award, organizzato dall’Ufficio europeo dei brevetti (Epo) di Berlino, che ogni anno individua personalità di spicco in ambito economico e scientifico.

La giuria internazionale ha selezionato i vincitori delle sei categorie su quindici finalisti.

L’Oscar dell’innovazione europea per la categoria Industria è andato al francese Jérôme Guillemont e al belga Koen Andries per un nuovo farmaco antitubercolosi.

Commercializzato con il nome Sirturo, il nuovo medicinale è stato approvato a fine 2012 dall’Agenzia statunitense per i medicinali e ha ricevuto a marzo un’autorizzazione temporanea per l’ingresso sul mercato europeo per il trattamento della tubercolosi polmonare multiresistente (Mdr-Tb) negli adulti.

Basato sulla molecola bedaquilina, il farmaco paralizza rapidamente l’approvvigionamento energetico delle cellule della tubercolosi distruggendo i batteri, riducendo in modo efficace la progressione della malattia.

Si tratta del primo rimedio farmacologico contro la tubercolosi scoperto nell’arco degli ultimi 40 anni.

Si spera che la bedaquilina – che ha dimostrato in fase di studio di essere potenzialmente molto efficace – possa diventare un potente strumento per avviare terapie di cui c’è assoluto bisogno, significativamente più brevi, più efficaci e meno tossiche di quelle attuali.

Oggi la cura contro la TB multi-resistente comporta un calvario di due anni, durante il quale i pazienti sono costretti ad assumere fino a 20 pillole al giorno e subire otto mesi di iniezioni quotidiane, che provocano pesanti effetti collaterali; inoltre, solo un paziente su due guarisce.


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