Le nostre preferenze alimentari dipendono anche dai geni

Vino bianco, broccoli o carciofi?

Le nostre preferenze alimentari dipendono anche dai geni

Alle volte decidere quale gusto preferiamo può diventare difficile. Per fortuna anche in quest’occasione la natura non ha lasciato nulla al caso e in nostro soccorso interviene la genetica.

Le nostre preferenze alimentari, infatti, sarebbero dettate dal nostro DNA, dove alcuni tratti precisi se ne starebbero lì a decidere, e da sempre, per cosa farci venire l’acquolina in bocca e cosa no.

Lo dice una ricerca, pubblicata in parte su PlosOne da un team di ricercatori guidati dall’Università e dall’Ospedale Burlo Garofolo di Trieste, che si sta rivelando particolarmente utile per risalire ai dati sul consumo personale di alcuni cibi, e che rappresenta il punto di partenza per una nuova strategia d’intervento contro malattie quali il diabete, l’ipertensione e l’obesità.

Sono stati identificati 17 geni che modificano la gradevolezza di alcuni cibi, dove per gradevolezza si intende il piacere di un cibo nel suo complesso: la combinazione di gusto e aroma, ma anche di corpo e consistenza.

Si tratta di geni mentre mangiamo entrano in ballo a decidere quanto gradiremo un cuore di carciofo, un sorso di vino bianco o un boccone di broccoli.

Dal nostro DNA diventa possibile, in qualche modo, capire chi è più incline a mangiare molti carciofi, chi a bere molto vino bianco, chi a consumare molti broccoli. Ma potenzialmente anche chi mangerà molti cibi fritti, chi molti dolci e chi condirà tutto con molto sale.

La ricerca in questione rappresenta una vera e propria svolta, perché consentirebbe di comprendere dal sequenziamento del genoma chi sarà predisposto a malattie legate al consumo eccessivo di alcuni piatti. Con la possibilità di intervenire magari in anticipo per mantenere il suo stato di salute.

Pensiamo solo al nesso tra cibi grassi e malattie cardiovascolari, tra zuccheri e diabete, o a quello tra sale e ipertensione, tanto per fare qualche esempio.

Nello studio è stato sequenziato il genoma di circa 4 mila persone, e alle stesse sono stati sottoposti dei questionari dove esprimere il gradimento per un’ampia gamma di cibi comuni con l’obiettivo di capire effettivamente quanto mangiassero ciascun alimento.

Rispondere alla domanda Quanto ti piace questo alimento?

Si è dimostrato molto più istintivo rispetto a dover ricordare quanto ne abbiamo mangiato nell’ultima settimana o nell’ultimo mese e in questo senso le risposte raccolte attraverso i nostri questionari si avvicinano molto a una telecamera che abbia seguito i consumatori durante i pasti per un periodo di tempo molto prolungato.

Collegando queste informazioni con i geni responsabili delle preferenze tra i cibi, si potranno elaborare strategie d’intervento estremamente innovative nei confronti delle malattie connesse all’alimentazione.

In generale, si potranno costruire diete personalizzate, create ad hoc secondo le esigenze di chi è predisposto geneticamente a un disturbo come il sovrappeso o l’obesità.

Possiamo pensare, poi, di giocare sulla piacevolezza di alcuni cibi per renderne più appetibili altri, magari decisamente più sani.

Si tratta di uscire dal classico schema del mangiare sano perché fa bene a favore di una trasformazione della dieta sana in una dieta che può anche diventare piacevole, e che ha quindi più probabilità di successo. Un approccio che però non è esente da critiche.

La prima riguarda la difficoltà che incontreremmo, anche una volta identificati tutti i geni responsabili della piacevolezza o meno di un cibo, nell’associarli allo specifico aspetto di quel cibo.

Per esempio, seppur sia stato identificato un gene che influenza la percezione del vino bianco, rimane ancora da capire a quale precisa caratteristica del vino bianco sia legato.

Il secondo aspetto critico è che per portare a termine studi di questo tipo si rende necessario un numero di campioni anche molto più vasto di quello in oggetto, nell’ordine delle decine di migliaia di persone, su cui effettuare il sequenziamento del genoma. E questo rende decisamente tutto più complicato.

La terza delle principali controversie su questo nuovo approccio: non sempre chi si occupa di studi medici su DNA e marcatori genetici è poi aperto a correlarli a quelli che sono i gusti personali delle persone, poiché si tratta di fatto di sfociare negli aspetti edonici, quelli che riguardano il contatto con il piacere, che spesso non sono considerati attendibili dagli stessi scienziati.

Voi cosa ne pensate?


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One Response

  1. daniela 13/06/2014

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