Ecco come si nasce in Italia: il 9° Rapporto sull’evento nascita

Tasso di mortalità neonatale tra i più bassi d’Europa, ma ancora troppe nascite avvengono in microreparti. Diminuiscono i parti cesarei, ma il numero resta ancora alto rispetto alla media europea, e le madri italiane sono sempre più “attempate”.

Sono alcuni dati emersi dal nono Rapporto sull’evento nascita in Italia, fresco di stampa, che presenta le analisi dei dati rilevati per l’anno 2010 dal flusso informativo del certificato di assistenza al parto (Rapporto CeDAP). La rilevazione costituisce la più ricca fonte a livello nazionale di informazioni sia di carattere sanitario ed epidemiologico che di carattere socio-demografico relative all’evento nascita e rappresenta uno strumento essenziale per la programmazione sanitaria nazionale.

Ecco come si nasce in Italia: il 9° Rapporto sull’evento nascita

Natimortalità

Nei test di valutazione della vitalità del neonato tramite indice di Apgar, il 99,2% dei nati ha riportato un punteggio a 5 minuti dalla nascita compreso tra 7 e 10.

Sono stati rilevati 1.510 nati morti, corrispondenti ad un tasso di natimortalità pari a 2,72 nati morti ogni 1.000 nati.

I dati riportati non possono che renderci orgogliosi, anche nella consapevolezza che si può ancora migliorare. Anche in questo caso la riorganizzazione dei punti nascita può avere un ruolo determinante in senso positivo.

Caratteristiche dei punti nascita

Il 67,9% dei parti si svolge in strutture in cui avvengono almeno 1.000 parti annui. Il 7,1% dei parti ha luogo invece in strutture con meno di 500 parti annui.

Nonostante tutti gli sforzi fatti dai neonatologi e dai pediatri nel sottolineare l’esigenza di una riorganizzazione dei punti nascita dobbiamo constatare che il 32,1% dei parti avviene in centri che assistono meno di 1000 parti/anno e il 7,1% in centri con meno di 500 parti/anno. Questo dato, più volte sottolineato come negativo in sedi istituzionali, dovrebbe essere affrontato in modo coerente, e risolutivo senza condizionamenti politici.

Tutto questo per una maggiore assistenza ai neonati soprattutto nel caso malòaugurato in cui le cose vadano male.

Età materna

L’età media della madre è di 32,6 anni per le italiane, mentre scende a 29,3 anni per le cittadine straniere.

L’aumento dell’età materna delle donne italiane al momento del parto è frutto di una organizzazione sociale inevitabile. Da sola non giustifica il ricorso al taglio cesareo come talora si legge o si sente dire.

Scolarità e condizione professionale delle madri

Il 44,2% delle madri ha una scolarità medio alta, il 22,5% la laurea.

Il 59,4% delle madri ha un’occupazione lavorativa, il 30,7% si dichiara casalinga e l’8% disoccupata.

Non sorprende la bassa percentuale di donne laureate che ricalca quella globale della popolazione, ma colpisce il dato delle donne italiane che lavorano.

La nostra società è organizzata a sostenere le madri che lavorano? C’è una sufficiente consapevolezza delle necessità sociali che derivano da tale situazione? La società italiana attuale è orientata alla protezione della maternità e dell’infanzia? Risposta: non a sufficienza!

Visite ed esami in gravidanza

Nell’84,6% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 e nel 73,2% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie.

In media vengono effettuate 13,6 amniocentesi ogni 100 parti.

Le donne italiane hanno gravidanze ben assistite.

I dati riportati sono certamente in difetto. Forse facciamo troppe amniocentesi non dovute, ma non dovremmo limitarle ai casi nei quali le riteniamo necessarie.

Presenza di familiari al parto

La donna ha accanto a sé al momento del parto nel 90,20% dei casi il padre del bambino, nell’8,64% un familiare e nell’1,16% un’altra persona di fiducia.

Mi sembra un dato importantissimo. Nessuna donna partorisce in Italia senza un sostegno e questo è un segno certo di civiltà.

Parti cesarei

Il 37,5% dei parti avviene con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali.

Sono certamente troppi e vanno monitorati per capire dove si deve agire per ridurli. Una razionalizzazione dei punti nascita potrebbe già avere un effetto positivo, ma c’è molto da lavorare sulla classe medica e anche sulle donne (spesso chiedono il taglio cesareo elettivo). Va però ricordato che l’Italia è un paese nel quale l’incidenza della grave asfissia neonatale è molto bassa e questo costituisce il lato positivo della medaglia.

Da ultimo va sottolineato il sempre maggior ricorso a contenziosi medicolegali nei confronti degli ostetrici: contenziosi che quasi mai esitano in sanzioni penali, ma che quasi sempre esitano in risarcimenti.

Ricorso alla procreazione medicalmente assistita

L’ 1,38% delle gravidanze deriva da tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Tale pratica è sempre più diffusa, ma va ricordato in particolare ai neonatologi e ai pediatri che tali pratiche sono associate ad un maggiore, seppur lieve, rischio di anomalie congenite e che tali neonati devono essere seguiti con molta attenzione nei primi mesi di vita e forse anche a distanza.

In conclusione il report ci offre dati molto positivi (natimortalità, valutazione alla nascita, controllo della gravidanza), ma ci suggerisce vie di intervento per migliorare ancora in campo medico (riduzione drastica fino alla eliminazione dei punti nascita con meno di 1000 parti/anno, riduzione ragionata dei tagli cesarei) e anche sociale (migliore organizzazione delle strutture sociali a protezione della maternità e dell’infanzia).

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